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Il numero 45 raccoglie i comunicati stampa dell'Agosto del 2017. Nel primo articolo raccontiamo le balle del partito democratico su Acqualatina. Nel secondo articolo chiediamo se le scuole di Formia hanno o meno il certificato di agibilità. Nel terzo articolo chiediamo di conoscere quali sono i servizi sanitari – specialisti e non – di cui dispongono i cittadini del sud pontino che malauguratamente devono recarsi presso l’ospedale di Formia. Nel quarto articolo denunciamo Gli effetti delle privatizzazioni sulla città sono devastanti ma ancora si continua a volerle Nel quinto denunciamo la lotteria del “bonus asilo lido”. Nel sesto raccontiamo il perché la riforma della scuola di Renzi– denominata “la buona scuola” nasconde lo sfruttamento più bieco.

circolo “ENZO SIMEONE”

partito della Rifondazione Comunista

Formia

Le balle del partito democratico su Acqualatina

29 Agosto 2017

Siamo da tre mesi senza acqua ed ecco che si svegliano i circoli di Minturno, di Formia, di Ventotene e di Castelforte per chiedere le dimissioni dell’amministratore delegato di Acqualatina, il “compagno” (Pci, Pds, Ds, Pd) Raimondo Besson e per chiedere al presidente della regione Nicola Zingaretti di sostenere la strada della ripubblicizzazione del servizio.

E per concludere accusano quanti (comitati, movimenti e partiti) appoggiano il boicottaggio integrale delle bollette. La frase accusatoria è la seguente:“A tale proposito occorre evitare ogni iniziativa, come il non pagamento delle fatture, che fornisca pretesti all’Ente Gestore per sottrarsi alle sue responsabilità, lasciando le famiglie indifese di fronte ad eventuali contenziosi legali”.

La loro azione politica si concentrerà invece sull’adesione e il sostegno alla Class Action e ad ogni altra iniziativa di contestazione delle bollette portate avanti dagli avvocati del Sudpontino, uno dei quali è la delegata alla legalità del comune di Formia e dal cuore fortemente democratico. La domanda è: sono credibili oppure il loro intervento è strumentale ai loro interessi di bottega visto che l’anno prossimo si voterà per le regionali e per le comunali di Formia?

La cosa insomma si fa interessante. Peccato però che i sindaci, i consiglieri comunali e gli esponenti del partito democratico del sud pontino abbiamo dimenticato di raccontare quali e quante sono le loro colpe nella drammatica situazione che vivono i cittadini della provincia di Latina e dell’intero ATO4. Ci preme ricordare infatti che non è solo la mancanza d’acqua, che già di per se basterebbe a sputtanarli, ma anche l’esplosione delle bollette con il comitato difesa acqua pubblica di Aprilia ha documentato che “nel periodo 2003 – 2014 le stesse sono state gonfiate per oltre il 40% del loro valore.

I rincari fuorilegge sono arrivati anche a circa il doppio di quanto per legge si poteva stabilire, la cosiddetta tariffa massima applicabile. Questa truffa ha garantito sempre -dal 2003 al 2014, introiti ad Acqualatina di 219 milioni e 675mila euro. Insomma la sopravvivenza” oppure “la mancata applicazione delle penali per un valore di oltre 80milioni di euro”. E questo senza nemmeno ricevere in cambio i benefici previsti dal contratto, quali investimenti e miglioramenti del servizio.

E con questo po’ po’ di guai avete mai letto di una presa di posizione democratica sull’argomento? Perché nessun consigliere comunale democratico di maggioranza e di opposizione ha mai chiesto conto delle malefatte di Acqualatina? Si tratta poi di indagare quali sono le motivazioni che hanno portato gli esponenti del partito – ora di Renzi, prima di Bersani e prima ancora di Veltroni – a sostenere – con la loro inazione – la gestione del servizio idrico targata Acqualatina, perché non basta votare no (assemblea dei sindaci dell’ATO4 e assemblea dei soci di Acqualatina) per sostenere di essere nemici di Acqualatina, tanto ci sono gli altri sindaci a fare da argine in difesa della società italo-francese.

Così come provare a salvarsi la faccia continuando a sostenere che il partito democratico è favorevole alla ripubblicizzazione del servizio idrico. Peccato che anche qui commettono un gravissimo errore. Non è infatti comprando le quote del socio privato che si ottiene questo obbiettivo. Si passerebbe semplicemente da una società per azioni mista (pubblico-privato) ad una società per azioni completamente pubblica. Peccato non cambierebbero le sue finalità: fare profitto sull’acqua per poi distribuire dividendi e ricavi ai suoi soci.

Come molti si sono accorti sulla loro pelle la ricerca del massimo profitto non conosce limiti, né ambientali, né sociali, né politici e né democratici. Lo dimostra l’arroganza con la quale Acqualatina ha di fatto sequestrato le nostre vite, trovando nell’assenza di piogge il colpevole e tacendo delle sue pesanti responsabilità. Invitiamo i cittadini a non cadere nella trappola del partito democratico che ha il solo bisogno di scrollarsi di dosso la pesantissima accusa di aver contribuito a creare il sistema Acqualatina.

Non dobbiamo infatti dimenticare che la norma che introdusse la possibilità di privatizzare la gestione delle acque e il profitto riconosciuto alle società private fu introdotta nel 1993 con il voto favorevole del PDS (divenuto poi partito democratico). Ed anche dei Verdi. A votare contro fummo soltanto noi di Rifondazione Comunista. Il PD di Renzi, sulle privatizzazioni (acqua compresa), è coerente e in linea con il PDS, con i DS, e con il PD e il centrosinistra di Bersani.

Negli anni hanno infatti continuato a sostenere la necessità delle privatizzazioni dei servizi locali, tanto da aver votato l’impossibile per sostenerle, tradendo anche lo spirito del referendum del 2011. Vogliamo dimenticarlo? L’acqua deve invece tornare ad essere un bene pubblico, di proprietà pubblica, ma senza alcun dividendo e ricavo. Lontano dalle logiche spartitorie che hanno caratterizzato questi anni bui.

Circolo “Enzo Simeone”

Partito della Rifondazione Comunista

Formia

Le scuole di Formia hanno il certificato di agibilità?

22 Agosto 2017

Il nuovo anno scolastico è alle porte sempre con problemi vecchi e nuovi (la mancanza d’acqua). Tra i più importanti ricordiamo lo stato di conservazioni degli edifici che ospitano le scuole, che troviamo sempre uguali a se stessi quindi con maggior probabilità che le condizioni di fatiscenza, laddove trascurate, siano peggiorate.

A Formia il problema è rilevante visto che sono coinvolti, tra istituti pubblici e privati, circa 45 edifici divisi tra: scuole dell’infanzia (20); scuole primarie o elementari (12); scuole secondarie di 1° grado o medie (3); scuole secondarie di 2°grado o superiori (10).

Il XIV° rapporto di Cittadinanzattiva su sicurezza, qualità ed accessibilità a scuola, rileva che: 1) solo il 35% delle scuole del campione monitorato possiede il certificato di agibilità statica, 2) solo il 32% quello di agibilità igienico-sanitaria, 3) il certificato di prevenzione incendi è presente appena nel 10% delle scuole monitorate. Mentre sono state riscontrate lesioni strutturali nel 15% delle scuole. Con questi numeri, è probabile che in questo Comune più di un edificio presenti problemi legati a condizioni o statiche o igieniche o di prevenzione incendi.

Gli Uffici tecnici comunali hanno l’obbligo di legge di verificare le predette condizioni. Obbligo imposto dall’art. 24 del Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/2001) che prescrive il certificato di agibilità che “attesta la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati,” valutate secondo la norma vigente”. Norma – tutt’altro che nuova – riguardante anche (comma 2 let. c) “interventi sugli edifici esistenti che possano influire sulle condizioni di cui al comma 1”.

Ragion per cui il Comune è tenuto ad aggiornare la valutazione dell’agibilità degli istituti di propria competenza (scuola dell’infanzia, scuola primaria e secondaria di I grado) e vigilare su quelli privati, anche nel caso in cui si effettuino degli interventi di manutenzione straordinaria che – vogliamo ricordare – riguardano opere necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, o servizi igienico-sanitari e tecnologici, senza alterazione di volumi e superfici. Eventualità tutt’altro che rara.

Vedi il caso dei “Lavori di messa in sicurezza solai della scuola” affidati alle imprese TATA, FURLAN e D’URSO per ogni edificio per una “somma presunta” di 256mila euro (Delibera Giunta Comunale n°239 del 02/08/2016) – su cui siamo intervenuti nell’agosto 2016; dove dovrebbero essere state aggiornate le parti del dossier descritto all’art. 25 del DPR 380/01 che riguarda l’agibilità, specie nelle parti relative al collaudo dei solai.

Nel caso degli interventi strutturali, come già detto a suo tempo, le Norme tecniche per le costruzioni (NTC 2008) richiedono la valutazione di sicurezza che diventa rilevante nel caso di costruzioni con funzioni pubbliche o strategiche importanti (Classe uso 4), oppure gli edifici che prevedono affollamenti significativi (classe uso 3). Quindi i nostri amministratori farebbero bene ad adeguarsi invece di fare i soliti pesci in barile.

Questi obblighi – per niente marziani – riguardano pari pari gli istituti di istruzione secondaria di II grado di competenza dell’ente provinciali. Nonché gli istituti privati per cui la sicurezza dell’edificio dev’essere condizione necessaria per l’esercizio scolastico.

Ahinoi si sa che gli “eletti” prediligono – per i loro fini – l’emergenza alla prevenzione. E questo a scapito dell’amministrare secondo i principi di economicità, efficacia ed efficienza; canone del buon andamento dell’amministrazione (Costituzione! art. 97), che impone alle amministrazioni di raggiungere obiettivi prefissati con dispendio minimo.

I consiglieri comunali e provinciali dovrebbero vigilare chiedendo – ad esempio – che vengano pubblicati tutti i certificati che attestano l’idoneità delle scuole pubbliche e private, ma – si sa – per alcuni di loro spesso è più importante un finanziamento ad un amico o un interesse particolare che l’interesse generale della nostra collettività.

Circolo “Enzo Simeone”

Partito della Rifondazione Comunista

Formia

Sulla sanità tante domande ma poche risposte

17 Agosto 2017

Lo abbiamo scritto più volte ma senza ricevere alcuna risposta dagli amministratori politici e sanitari della nostra provincia, ma non per questo ci scoraggiamo e quindi ritorniamo alla carica. Vogliamo sapere quali sono i servizi sanitari – specialisti e non – di cui dispongono i cittadini del sud pontino che malauguratamente devono recarsi presso l’ospedale “Dono Svizzero”, unico presidio ospedaliero rimasto dopo il declassamento degli ospedali di Minturno e di Gaeta a “punti di primo intervento”.

Ancora peggio se si avvererà quanto denunciato dal consigliere regionale Pino Simeone, con la loro trasformazione in postazioni del “118” medicalizzate. Insomma una situazione drammatica, nelle quali hanno provato sguazzarci come pescecani i politici e i loro partiti di riferimento, con promesse di miglioramento, ma che sono rimaste solo tali. La scusa era la necessità di ottimizzare le risorse, ma come ben si sa – le cronache giornalistiche lo raccontano dettagliatamente anche quelle filo governative – dietro queste belle parole si nasconde il vero obbiettivo della politica di palazzo e cioè lo smantellamento della sanità pubblica.

Altrimenti non si spiegherebbe come mai si è favorito il collasso del pubblico e l’esplosione del privato (soprattutto quello convenzionato). Un ping pong di responsabilità che non trova nessuna risposta, anche quando sono chiamati in causa i ras della politica locale.

Ad esempio sarebbe utile conoscere se sono disponibili la Risonanza Magnetica 1,5 Tesla – promessa dall’allora direttore generale dell’ASL di Latina dr. Renato Sponzilli al defunto sindaco Michele Forte, che poi usò la notizia per trasformala in un pomposo – quanto inutile – comunicato stampa (correva l’anno 2013).

Oppure la TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) a 16 strati, di cui ci informava – nel 2014 – il PD di Formia sarebbe stato dotato l’ospedale formiano. Lo stesso partito democratico faceva notare “che la 16 strati doveva comunque essere ritenuta una soluzione passeggera in quanto si tratta di un apparecchio di vecchia concezione”. Insomma aveva dotato l’ospedale di Formia di uno strumento diagnostico vetusto.

Come se oggi comprassimo una “Fiat Uno” invece di una “Fiat Punto”.

Il partito dal governo della nostra città si lasciava andare ad una speranza e cioè che “In particolar modo si segnala la necessità di un rinnovamento delle apparecchiature e della stabilizzazione ed adeguamento del personale sanitario e non”. Come dire “accendiamo un cero alla madonna” e speriamo che tutto vada bene.

Da allora cosa è stato fatto per migliorare l’offerta sanitaria – sia di mezzi che di personale – dell’unico presidio ospedaliero rimasto del nostro comprensorio?

L’inazione è forse spiegabile con l’attesa quasi messianica del nuovo ospedale del golfo? Peccato che nei fatti il monumentale presidio ospedaliero sia rimasto sulla carta e che viene tirato in ballo solo come argomento da campagna elettorale.

Non sappiamo se esso diventerà veramente l’occasionale di un salto di qualità della sanità del nostro comprensorio, oppure l’ennesima occasione di spreco di soldi e di risorse, sappiamo che oggi resta la conferma della necessità di un radicale cambiamento dei soggetti che devono rappresentare i bisogni della collettività, con particolare riguardo a chi non ha soldi da spendere per accedere al soddisfacimento dei bisogni primari, tra cui proprio la salute.

Il rischio altrimenti è che si ripeta ciò che è avvenuto con l’acqua, quando i ras della politica locale hanno venduto Acqualatina come la trovata del secolo per risolvere i presunti problemi dell’acqua. E poi si è visto come è andata a finire con una città costretta ad elemosinare acqua.

Circolo “Enzo Simeone”

Partito della Rifondazione Comunista

Formia

Gli effetti delle privatizzazioni sulla città sono devastanti ma ancora si continua a volerle

12 Agosto 2017

Nei giorni scorsi è stata pubblicata sull’albo pretorio del comune di Formia la deliberazione di giunta comunale n.185/2017 con la quale vengono fornite “al dirigente del settore OOPP e Manutenzione le linee di indirizzo per l’individuazione degli operatori economici a cui affidare i servizi manutentivi affidati in regime di Global service successivamente la loro scadenza fissata alla data del 31.10.2017”, gli stessi che attualmente sono affidati all’A.T.I, avente come capofila la ENGIE SERVIZI SPA.

La durata degli affidamenti dovrà essere di massimo di 24 mesi salvo proroghe consentite dalla legge. Del precedente contratto non sono mai stati resi noti i dettagli.

Abbiamo ripetutamente provato a chiederne una copia, ma tutte le nostre richieste di accesso agli atti sono state respinte dalla responsabile del settore “OPERE PUBBLICHE – MANUTENZIONE URBANA” con la motivazione – francamente surreale – che “la nostra richiesta era troppo generica per essere soddisfatta”. Il solco seguito dall’attuale amministrazione comunale è quello tracciato dalle precedenti e cioè la privatizzazione dei servizi pubblici locali.

D’altronde alcune di esse hanno avuto in comune degli amminsitratori. In questi anni abbiamo assistito alla privatizzazione della gestione della sosta, dei tributi, degli arenili, dei rifiuti (un parziale marcia indietro si è avuta con la nascita della Formia Rifiuti Zero), di molte strutture sportive (alcune delle quali rimangono in carico dei privati nonostante le convenzioni siano ampiamente scadute), del trasporto pubblico locale, dell’esplosione degli asili nido privati, in assenza di una risposta pubblica all’altezza e finanche dell’acqua, con le drammatiche conseguenze del caso.

Proprio con l’acqua stiamo toccando con mano cosa significa la parola “privatizzazione”.

Infatti a fronte di un ambizioso piano di investimenti che avrebbe dovuto portare alla nostra comunità dei vantaggi di tipo qualitativo e quantitativo, ci troviamo invece a vivere un’estate – tra le più torride degli ultimi anni – con il razionamento della preziosa risorsa a fronte dell’esplosione delle tariffe. Senza poi dimenticare l’aver sostenuto – grazie anche ad una normativa troppo indulgente – l’esplosione dell’edilizia privata selvaggia che ha anteposto gli interessi dei privati a quelli della collettività.

Ciò ha significato la riduzione degli spazi pubblici che potevano essere luoghi di diffusa socialità e oggi sono alla mercé di asfalto e cemento. In questi anni – almeno un ventennio – la privatizzazione dei servizi pubblici locali ha dimostrato l’assenza di vantaggi per i cittadini. Ci hanno dunque raccontato che era necessario lasciarsi cullare dalle braccia accogliente del “dio mercato” per avviarsi vero un futuro roseo. Al contrario si è constatato un arretramento in termini di qualità e di efficienza degli stessi.

Eppure si continua a favorirla con una legislazione attenta più agli appetiti delle imprese che alla tutela degli interessi dei cittadini, vessati – come più volte ricordato – dall’esplosione dei costi e da un miglioramento della qualità che tarda a venire. La scusa è che «c’è il debito, i soldi non ci sono».

Quindi è si voluto ricorrere ai privati per garantire i servizi. Non vorremmo che dalle prossime tornate elettorali a scegliere il consiglio comunale e il sindaco non saranno più i cittadini ma le imprese. Lo stesso appalto dei servizi manutentivi conferma che si vuole ripercorrere la vecchia strada, non facendo tesoro del detto che “chi dimentica il passato sarà un giorno condannato a riviverlo”. A nostro avviso è necessario ripensare il ruolo del pubblico nella gestione dei servizi.

Laddove fino ad ieri è stato penalizzato fino a renderlo residuale, oggi va rilanciato, favorendo le buone pratiche e soprattutto dando finalmente la parola ai lavoratori e ai cittadini. Invitiamo le altre forze politiche e associative a dire la loro sull’argomento, senza però lasciarsi suggestionare da pregiudizi circa una “vera” gestione pubblica dei servizi locali. D’altronde un dialogo pubblico è un buon inizio per provare a dare un futuro ad una città sempre più agonizzante, nella quale ormai solo chi ha i soldi può permettersi di non affondare con lei.

Circolo “Enzo Simeone”

Partito della Rifondazione Comunista

Formia

La lotteria del “bonus asilo nido”

8 Agosto 2017

Apprendiamo da un post pubblicato dall’Associazione Nazionale per la Scuola della Repubblica del perverso meccanismo che si nasconde dietro l’introduzione del “bonus asilo nido”, con il quale il governo ha concesso la possibilità alle famiglie, che iscrivono i loro figli – nati o adottati dal 1° gennaio 2016 – all’asilo nido, di fare domanda per usufruire di un contributo economico di “1000 euro” spalmato su 11 mensilità, per un importo massimo di 90,91 euro erogato direttamente al beneficiario che ha sostenuto il pagamento, per ogni retta mensile pagata e documentata.

Sono previsti anche di forme di assistenza domiciliare in favore di bambini con meno di tre anni affetti da gravi patologie croniche. In questo caso sarà necessario – da parte del genitore convivente – presentare un attestato rilasciato dal pediatra di libera scelta che attesti per l’intero anno di riferimento “l’impossibilità del bambino a frequentare gli asili nido in ragione di una grave patologia cronica”.

La domanda può essere presentata fino al 31 dicembre 2017 (con inizio 17 Luglio 2017). Le modalità previste sono: on line tramite i servizi telematici dell’Inps; via telefono chiamando il Contact Center dell’istituto al numero verde 803.164 gratuito da rete fissa o il numero 06164.164 da rete mobile (con tariffazione a carico); di persona rivolgendosi ad un patronato.

Peccato che vi siano grosse criticità così come ha fatto ben osservare proprio l’Associazione Nazionale per la Scuola della Repubblica. D’altronde cosa aspettarsi da chi voleva demolire la Costituzione?

Ovviamente nulla di buono.

La prima è che le modalità di accesso lo rendono molto simile ad una lotteria.

Infatti non tutte le domande potranno essere prese in considerazione, in quanto la possibilità da parte delle famiglie di avere diritto al “bonus asilo nido” dipenderà dall’esaurimento del fondo erogato [144 milioni di euro per l’anno 2017]; della serie:“chi tardi arriva male alloggia” e questo anche se le condizioni socio-economiche del nucleo familiare di origine necessiterebbero di quei 1000 euro annui, che invece potrebbero paradossalmente andare a una famiglia “ricca”, se questa ha fatto la domanda prima di una famiglia “povera”.

E’ solo l’ennesima conferma che le politiche sociali dei governi a guida democratica non distinguono i poveri dai ricchi. Per il partito di Renzi i ricchi devono poter usufruire dei contributi statali, nonostante in realtà non ne abbiano alcun bisogno.

Ma si badi bene:“Non è un errore”. Infatti sono anni che il divario tra ricchi e poveri è in costante aumento, ma invece di disegnare e realizzare politiche e strategie per aiutare i poveri, ecco che il governo decide di introdurre un “bonus asilo nido” che non tiene conto del reddito. Non finisce qui però. Infatti sempre l’Associazione Nazionale per la Scuola della Repubblica fa notare “la mancata distinzione tra Nidi pubblici e privati.

Il nido privato può essere una libera scelta (e allora perché erogare l’importo?), o – come è nella maggior parte dei casi- una condizione obbligata dal momento che i Nidi comunali non riescono a soddisfare tutte le richieste. (in questo caso il contributo avrebbero una giustificazione!).

Il provvedimento, mettendo sullo stesso piano Nidi pubblici e privati, non fa che dare una mano alla delega 0-6 (Buona Scuola) , in cui si prevede che strutture pubbliche e private per l’infanzia operino in chiave di sussidiarietà, coinvolgendo nel processo anche le Scuole dell’Infanzia. La scuola dell’Infanzia è scuola a tutti gli effetti (L.444/1968), è quindi non più accettabile il doppio canale scuola dell’Infanzia statale e comunale, entrambe pubbliche.

Il Nido è servizio socio-educativo. Si tratta di due segmenti che compongono il quadro educativo della prima e seconda infanzia, a tutt’oggi priva di certezze e di garanzie di accesso nelle strutture pubbliche”. A breve ci aspettiamo l’abolizione della scuola pubblica.

Circolo “Enzo Simeone”

Partito della Rifondazione Comunista

Formia

La buona scuola nasconde lo sfruttamento più bieco

5 Agosto 2017

Abbiamo appreso che la “buona scuola” ha fatto il suo esordio nella ristorazione pontina (isole comprese).

La formula utilizzata è quella dell’alternanza scuola-lavoro, con la quale gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiore sono obbligati a lavorare gratuitamente (400 ore negli istituti tecnici e professionali e 200 ore), pena l’impossibilità per gli studenti di svolgere l’esame di maturità. Insomma un ricatto bello e buono che viene addirittura autorizzato dal governo italiano.

Una nuova forma coercitiva esercitata dagli istituti – su delega del governo Renzi – nei confronti degli studenti per obbligarli a lavorare gratuitamente. Fantastico poi il modo con il viene descritta l’alternanza scuola-lavoro sul sito del ministero dell’istruzione guidato dalla diplomata Fedeli di stretta osservanza democratica. Le motivazione che giustificano tale formula sono a dir poco surreali.

Si parte con “La scuola deve, infatti, diventare la più efficace politica strutturale a favore della crescita e della formazione di nuove competenze, contro la disoccupazione e il disallineamento tra domanda e offerta nel mercato del lavoro” e ancora “Per questo, deve aprirsi al territorio, chiedendo alla società di rendere tutti gli studenti protagonisti consapevoli delle scelte per il proprio futuro” e infine “Con l’alternanza scuola-lavoro, viene introdotto in maniera universale un metodo didattico e di apprendimento sintonizzato con le esigenze del mondo esterno che chiama in causa anche gli adulti, nel loro ruolo di tutor interni (docenti) e tutor esterni (referenti della realtà ospitante).

L’alternanza favorisce la comunicazione intergenerazionale, pone le basi per uno scambio di esperienze e crescita reciproca. Non solo imprese e aziende, ma anche associazioni sportive e di volontariato, enti culturali, istituzioni e ordini professionali possono diventare partner educativi della scuola per sviluppare in sinergia esperienze coerenti alle attitudini e alle passioni di ogni ragazza e di ogni ragazzo”. Insomma agli studenti si vuole far credere che il loro esordio nel mondo del lavoro sarà tutto rose e fiori.

D’altronde “lo studente in alternanza non è mai un lavoratore, ma apprende competenze coerenti con il percorso di studi scelto in realtà operative”. E quindi nessun padrone avrà mai l’ardire di sfruttarli con turni massacranti, perché i padroni sfruttano i lavoratori mica gli studenti. Gli accordi tra il mondo della scuola e il mondo del lavoro sono quanto di più opaco esista.

Ne è la conferma il fatto che nulla è stato reso pubblico. Nulla infatti abbiamo trovato sui siti istituzionali degli istituti. Non sappiamo ad esempio presso quali attività ristorative lavorano (o si formano secondo la vulgata governativa) gli studenti, il loro numero, i turni e le mansioni che essi svolgono, quali sono i tutor (o controllori) che devono vigilare sul rispetto degli accordi, quali garanzie vi sono che i tutor non abbiano conflitti d’interessi, se sono riconosciuti agli studenti dei rimborsi spesa, se godono dei diritti sindacali, o ancora se sono assicurati contro gli infortuni e le malattie.

Tra l’altro si rischia anche una guerra con quanti si vedono sottrarre il posto di lavoro (anche se in nero o in modalità voucher) proprio dagli studenti in modalità “alternanza scuola-lavoro”.

Una guerra tra poveri che va assolutamente evitata e che tra l’altro farebbe solo il gioco dei padroni. Invitiamo inoltre gli organismi ispettivi (ispettorato del lavoro, guardia di finanza, …) ad attivarsi, affinché svolgano i dovuti controlli per contrastare gli abusi che non mancheranno sicuramente nel mondo della ristorazione, da sempre avvezzo a fare dei diritti dei lavoratori carta straccia.

D’altronde la legge dice chiaramente che la “alternanza scuola-lavoro” non può mai configurarsi come rapporto di lavoro ma esclusivamente di formazione”.

Da parte nostra abbiamo sempre condannato la buona scuola, in quanto strumento per eccellenza utilizzato dal governo Renzi – e poi da quello Gentiloni – per demolire definitivamente la scuola pubblica, consegnandola agli appetiti dei privati, proprio gli stessi che sono i più forti sostenitori dei governi a guida democratica.

Circolo “Enzo Simeone”

Partito della Rifondazione Comunista

Formia

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