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Il numero 35 raccoglie i comunicati stampa dell'Ottobre del 2016. Nel primo abbiamo sottolineato l'utilizzo di due pesi e due misure da parte degli uffici comunali per quanto riguarda l'accesso agli atti. In alcuni casi ci è stato negato e ne chiediamo contto. Nel secondo abbiamo denunciato l'opera di distruzione della sanità pubblica con l’introduzione di nuovi ticket da parte del governo Renzi. Nel terzo abbiamo criticato il fatto che - da parte dell'amministrazione comunale - la parola standard non viene presa assolutamente in considerazione, con grave danno della qualità dell'abitare dei cittadini. E' il caso del quartiere di gianola. Nel quarto abbiamo annunciato il nostro no alla riforma costituzionale targata politicamente “Boschi/Renzi/Verdini”, ma voluta dai padroni. Nel quinto abbiamo denunciato la mancata dotazione - da parte del comune di Formia - della carta dei servizi. Nel sesto abbiamo denunciato l'assenza della clausola sociale nel nuovo appalto per la consegna delle multe, con grave rischio occupazionale per le attuale lavoratrici. Nel settimo abbiamo sottolineato la tecnica del “sorvegliare e punire” attuata dall'attuale governance della Formia Rifiuti Zero.

circolo “ENZO SIMEONE”

partito della Rifondazione Comunista

Formia

Il mistero dei due pesi e delle due misure

26 Ottobre 2016

Nel mese di Agosto abbiamo inoltrato varie richieste di accesso agli atti. Due in particolare ci premevano:

La prima riguardava l’appalto – del valore complessivo di 14,4 milioni di euro – denominato “global service” aggiudicato all’A.T.I. composta, in qualità di capogruppo mandatario, dalla COFETEHC SERVIZI SPA (poi divenuta COFELY ITALIA S.P.A) e dalle imprese mandanti CONSORZIO NAZIONALE SERVIZI, FURLAN COSTRUZIONI ITALIA SRL e PALAZZO BITUMI SRL

La seconda riguardava la convenzione tra il COMUNE DI FORMIA e il CIRCOLO NAUTICO CAPOSELE – con sede a Formia in via Porto Casposele n.37 – per la gestione dell’area del porticciolo Caposele. Con nostra grande sorpresa entrambe le richieste sono state respinte dalla dirigente del settore lavori pubblici , dott.ssa Della Notte, a seguito del parere – poi risultato negativo – richiesto all’avv.to Domenico Di Russo, dirigente dell’avvocatura comunale.

Eppure in altri casi simili non c’è stato posto nessun rifiuto, tant’è che i documenti sono arrivati velocemente nelle nostre mani.

Nell’occasione si è proceduto in maniera diversa, infatti utilizzando l’art. 25, comma 2 della legge 241/90 – che prevede che le richieste di accesso agli atti debbano essere motivate – l’avvocato Domenico Di Russo ha scritto:“ L’istanza di cui in oggetto è priva di motivazione, non consentendo così alla amministrazione destinataria della richiesta di compiere le predette verifiche. Peraltro tale motivazione era tanto più necessaria nel caso di specie in quanto gli atti a cui si chiede di accedere sono stati pubblicati a suo tempo in sede di gara per l’aggiudicazione, e ad essi è stata data dunque ampia pubblicizzazione.

Deve pertanto concludersi per l’impossibilità di accogliere allo stato l’istanza di estrazione di copia dell’appalto, in difetto della indicazione delle motivazioni che giustificano l’accesso”.

Vorremmo capire meglio le vere motivazioni che si nascondano dietro questo diniego che non nascondiamo ci sorprende, proprio perchè le nostre precedenti richieste di accesso agli atti sono state accolte senza alcun problema da parte dei destinatari delle stesse.

In particolare due di esse le vorremmo porre nuovamente all’attenzione dell’opinione pubblica: la prima riguardava la convenzione decennale firmata nel novembre 1999 tra il comune di Formia e l’associazione sportiva CASSIO CLUB per la gestione dell’impianto sportivo di via Cassio e la seconda invece riguardava la convenzione per la gestione della struttura comunale dei campi da tennis “ex-americani” di via Ponteritto, prima data in gestione al Centro Sociale Culturale di Gianola e all’associazione socio-culturale “A. Simeoni” e poi passata all’allora neocostituita associazione Gianola 95.

In entrambi i casi abbiamo ricevuto la documentazione che volevamo e fin qui tutto bene, meno bene l’assenza di risposte alla nostra richiesta di sapere “perché, sebbene le convenzioni siano di fatto scadute da anni, le strutture sportive menzionate non siano ritornate nella disponibilità della collettività”.

Abbiamo inoltre chiesto di conoscere se “sono state attivate proroghe alle due convenzioni che non conosciamo (Cosa tra l’altro vietate espressamente dalle stesse)” e se “qualcuno ha mai fatto quattro conti per sapere a quanto ammonta il danno della casse comunali per i mancati introiti derivanti da canoni di concessioni veramente miserevoli, a fronte di guadagni astronomici per i gestori, segnalando eventualmente la cosa alla Corte dei Conti”.

Ad oggi queste domande sono ancora rimaste senza alcuna risposta, perché probabilmente le domande che abbiamo posto imbarazzano i piani alti del palazzo comunale.

Ammettere di aver tollerato la sottrazione di strutture pubbliche alla collettività può creare più di un problema a qualcuno che tali sottrazioni ha tollerato, se non facilitato.

Il fatto certo è che nel nostro lavoro di controllo e verifica – dell’operato delle varie amministrazioni che si sono alternate in questi anni – abbiamo potuto constatare che all’interno della nostra città si nascondono purtroppo sacche di privilegio che nulla hanno a che fare con il bene della collettività, ma che sono di fatto tollerate, perché questo “dare e avere” fa comodo tantissimo alla classe politica che ha dominato la città in questi anni.

Circolo “Enzo Simeone”

Partito della Rifondazione Comunista

Formia

La distruzione della sanità pubblica continua con l’introduzione di nuovi ticket

20 Ottobre 2016

La ventilata chiusura del punto di primo soccorso dell’Ospedale “Di Liegro” di Gaeta denunciata dal Consiglio Popolare Ospedale di Gaeta non può lasciare indifferenti nemmeno gli abitanti dei comuni limitrofi, perchè chi fino ad oggi lo ha utilizzato si verrebbe costretto – per vedersi garantite le cure emergenziali – a spostarsi presso il “Dono Svizzero” di Formia, che però è noto per essere già di per sè congestionato.

Una situazione simile è vissuta dal punto di primo soccorso di Minturno, che è destinato anch’esso alla chiusura.

Non osiamo pensare al collasso a cui andrà incontro il pronto soccorso di Formia nel caso in cui ai pazienti di Gaeta e di Minturno si dovranno dirigere nella nostra città per ricevere le prime cure.

D’altra parte l’ospedale formiano non ha mai purtroppo potuto usufrire degli interventi di rafforzamento necessari , in quanto sono rimasti tutti sulla carta, tant’è che la UIL ha denunciato che proprio il presidio ospedalerio formiano (in particolare Cardiologia, Dialisi e Neurologia, Ginecologia) presente una grave carenza di personale, tale da rendere impossibile la vita ai pazienti.

E’ chiaro che siamo all’interno di in una logica tutta economica di risparmio e di taglio dei servizi e delle prestazioni a partire dai territori più periferici, che sono da sempre ai margini, tranne per interventi tampone di poco conto.

Evidentemente il collasso della sanità pubblica fa comodo a quanti spingono per la sua completa distruzione e per il rafforzamento della sanità privata, con la quale solo chi avrà un’assicurazione privata potrà accedere alle cure sanitarie necessarie, mentre per gli altri ci sarà il completo abbandono.

Non ci meraviglia, quindi, leggere dai giornali che la Legacoop è entrata improvvisamente in campo proponendo mutue integrative, e che sia nata Confcooperative per lanciare il welfare integrativo e che la Bocconi (tempio nel quale si celebra il dio denaro) veda nei fondi integrativi il business del futuro.

D’altronde già il mancato finanziamento del sistema sanitario nazionale (pubblico) impone il ricorso al privato, ma questo solo ovviamente per chi ha un reddito che glielo consente.

La conseguenza di questa criminale scelta è che sono ormai ben 11 milioni gli italiani che hanno rinunciato a curarsi per ragioni economiche.

Però siccome al peggio non c’è mai fine. Ecco che con il varo – da parte del ministero della sanità – dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (noti anche con l’acronimo di Lea), con i quali molte delle cure e le prestazioni sanitarie oggi garantite ai cittadini gratuitamente o con compartecipazione minima alla spesa – diventaranno a pagamento.

Si pagheranno ticket per 60,4 milioni di euro, riferisce la Cgil sulla base di stime del ministero della Salute. Circa 20 milioni arriveranno dai nuovi ticket derivati dallo spostamento di prestazioni dal regime Day Surgery a quello ambulatoriale; altri 40 dall’introduzione di nuove prestazioni ambulatoriali nell’elenco dei Lea.

Alcuni siti anticipano che “sono ben 24 le prestazioni che si dovranno pagare e non saranno più gratuite: si va da interventi di piccola chirurgia come l’intervento per la cataratta o per il tunnel carpale, oppure dall’ernia al dito a martello, dall’impianto e ricostruzione del cristallino fino a interventi di artroscopia ed artroplastica. E ancora si pagherà per ernia inguinale, ombelicale e femorale con o senza protesi, calcoli renali, dita a martello, ricostruzione della palpebra e altre prestazioni ambulatoriali”.

Il presidente del consiglio Renzi insiste che non devono essere definiti «tagli» ma «revisione di spesa», perché sono «benefici che vengono dall’imposizione dei costi standarda e che restgano alle regioni» e questo probabilmente perché non ha problemi personali di spesa.

Nel caso in cui verranno confermati i tagli a rimetterci saremo – ancora una volta – noi cittadini, che ci vedremo costretti a rinunciare alle cure oppure a pagarle, qualora ovviamente i nostri salari lo permetteranno.

Per contrastare tutto questo è necessario che associazioni, comitati in difesa del diritto alla salute, forze politiche non colluse, organizzazioni sindacali, si facciano sentire duramente per ottenere che si mettano da parte le cattive intenzioni dell’attuali forze che governano la nostra povera Italia, perchè altrimenti non ci resterà che suonare le campane a morte per la sanità pubblica e le nostre vite.

Circolo “Enzo Simeone”

Partito della Rifondazione Comunista

Formia

Parliamo della qualità dell’abitare a Gianola

18 Ottobre 2016

Nel comune di Formia la parola standard non viene presa assolutamente in considerazione, eppure dovrebbe essere un ossessione per un’amministrazione degna di tale nome, non fosse altro per garantire ai suoi cittadini una qualità dell’abitare almeno decente.

E’ invece un fatto noto a tutti che l’espansione edilizia incontrollata del dopoguerra, ha creato seri danni al territorio ed ai suoi abitanti, in quanto ha ridotto notevolmente gli spazi pubblici previsti per ciascun abitante (le cosidette opere di urbanizzazione).

Nello stessa variante del Piano Regolatare Generale (P.R.G.) – sepolta dalla maggioranza a causa dei forti interessi economici in gioco – si fa chiaramente riferimento alla necessità di recuperare spazi da destinare all’uso pubblico.

Tuttavia, nel comune si attuano convenzioni, si costruiscono spazi pubblici (poi inutilizzati) ed il comune dorme.

Questo è il caso del PIANO di LOTTIZZAZIONE CONVENZIONATA di GIANOLA – Via delle Vigne (promotori le società GEPI e CIRINA). Il Comune – con delibera di C.C. n°10 del 10.03.2008 – ha approvato il Piano di lottizzazione Convenzionata per la realizzazione di un complesso residenziale ricadente in zona C2 di PRG vigente, su un lotto ampio complessivi 9.520 mq. Poi – con Delibera di CC n°86 del 27.11.2008 – ha approvato il progetto delle opere di urbanizzazione a scomputo degli oneri di costituite da, udite, udite: 1) parcheggio (importo €117.500 IVA comp.); 2) edificio per ambulatorio medico (ex circoscrizione e servizi importo € 272.500 iva comp); 3) verde attrezzato (€ 5.500 iva comp.); Per un totale di € 395.500.

Quindi è stata stipulata la convenzione urbanistica sottoscritta dal Comune e dalle società lottizzanti in data 30.03.2009, con la quale a fronte degli abitanti da insediare nelle nuove case, i privati si impegnavano a costruire i suddetti spazi pubblici.

Dopodiché il Comune ha autorizzato – con permesso a costruire n.179 del 16/11/2010 – la costruzione delle Opere di Urbanizzazione, sulle quali poi è intervenuta – con delibera di G.C. n°46 del 14.02.2013 – una variante planimetrica delle opere di urbanizzazione a costo zero per migliorare l’impianto delle opere di urbanizzazione modificando la posizione del fabbricato a servizi – con una traslazione dello stesso verso il confine est dell’area di intervento – al fine di proseguire la strada di progetto per collegarla con quella privata esistente servendo nel contempo il campo sportivo pluriuso (quale?), i diversi edifici esistenti retrostanti e la zona residuale interna di espansione residenziale C2.

Questa volta le opere di urbanizzazione del Piano di Lottizzazione sono state realizzate e collaudate. Lo conferma il certificato di collaudo del 10.10.2015 (in atti con prot. 39813 del 15.10.2015) e consegnate poi al comune di Formia con verbale del 21.04.2016.

Sono passati sei mesi, ma da allora tutto tace. Eppure il quartiere di Gianola ha bisogno di spazi pubblici e di una intensa opera di ristrutturazione urbanistica, necessaria per porre rimedio ai guai fatti dall’abusivismo edilizio, magari partendo proprio dalla verifica del rispetto delle convenzioni urbanistiche stipulate dal comune negli anni passati.

In particolare verificando se i lottizzanti hanno poi effettivamente ceduto al comune le aree previsti per strade, parcheggi, verde e scuole.

Ma nessun consigliere, cioè gli strani personaggi che periodicamente promettono di trasformare Formia in una piccola Montecarlo, si è mai sentito in l’obbligo di interrogare l’assessore ai lavori pubblici per chiedergli ragione di ciò.

n fondo finché al consiglio della la città saliranno tristi personaggi che vincono una gara a punti, senza idea alcuna di legalità e di città, non c’è da meravigliarsi se la speculazione edilizia continuerà la sua opera di devastazione che ha raso al suolo la civitas romana che era Formia, lasciando ai posteri solo fogne, cisterne e fondamenta di palazzi, che qualcuno si illude di vendere come turismo di qualità ed invece danneggia le classi meno abbienti, che non si possono permettere di pagare i servizi che vengono negati loro – a cui invece avrebbero diritto – da una gestione scellerata del territorio.

Circolo “Enzo Simeone”

Partito della Rifondazione Comunista

Formia

No alla riforma costituzionale dei padroni

13 Ottobre 2016

Il prossimo 4 Dicembre gli elettori e le elettrici saranno chiamati a esprimersi con il voto sulla riforma della Costituzione targata politicamente “Boschi/Renzi/Verdini”, con la quale non è discussione solo l’organizzazione dello stato, ma anche i rapporti di forza tra le classi del nostro paese.

A chiedere che si ponga fine all’esperimento della nostra Costituzione, nata dal compromesso tra due visioni opposte del mondo, e cioè quello cattolico degasperiano e quello comunista togliattiano, sono i poteri forti, chè vogliono avere mano libera per trasformare i nostri diritti in merce.

Dalla banca d’affari J.P. Morgan, all’agenzia internazionale di rating Fitch, passando per Confindustria e Marchionne, fino ad arrivare alle multinazionali, tutti chiedono che si faccia un solo boccone della Costituzionale partigiana.

D’altronde la posta in gioco è ogni giorno sempre più evidente: non ci troviamo solo di fronte alla riscrittura, ignorante e, a volte, goffa di 47 articoli della Costituzione (che coinvolge anche i principi fondamentali della prima parte) ma alla proposta una nuova Costituzione, nella quale non c’è più spazio per i diritti dei cittadini, trasformati in merce da regalare al libero mercato.

Questo va di pari passo con la distruzione dello stato sociale portato avanti dai governi padronali con le innumerevoli riforme approvate sotto il dettato delle istituzioni monetarie.

Pensioni (legge Fornero), Sanità(riduzione finanziamento pubblico) , Istruzione (buona scuola), Lavoro (jobs act), beni comuni (decreto Madia) sono i settori sotto attacco.

E’ l’ennesima conferma che i padroni stanno passando all’attacco, dopo anni in cui hanno dovuto mordere il freno per le sconfitte sociali subite, frutto delle impetuose rivendicazioni proletarie.

Lo conferma proprio un documento del 2015 della banca J.P. Morgan, una delle Istituzioni finanziarie più importanti su scala globale, che ha rilevato l’impronta “socialista” che sarebbe implicita nella nostra Carta costituzionale. Si tratta di un’interpretazione degli articoli che più direttamente riguardano la sfera economica e, in particolare, quelli che danno allo Stato anche funzioni di programmazione.

Evidentemente, dal punto di vista degli interessi della finanza che quella Istituzione rappresenta, la presenza di pochi elementi di “socialismo” nella nostra Costituzione deve essere particolarmente sgradita.

E quindi con la scusa dei tagli ai costi della politica e della necessità di un governo che decide – spazzando via il paludismo parlamentare – si vuole ridurre il diritto dei cittadini a scegliere direttamente i propri rappresentanti e – combinandola con la legge elettorale denominata “Italicum” – si darà la possibilità al partito di governo di occupare tutti i posti di comando, spazzando via l’equilibrio dei poteri fin qui dominante.

In questa opera di sabotaggio è fondamentale il ruolo del Partito Democratico, passato da essere il partito delle classi medie a megafono del grande capitale finanziario, con Renzi che è ne diventato l’esecutore testamentario.

E’ il primo passo verso una repubblica dei padroni, nella quale i diritti delle classi meno abbienti conteranno meno che niente.

Un salto indietro nel tempo di almeno cent’anni quando i lavatori venivano pressi a cannonate dall’esercito di sua maestà.

In questo senso i “SI” è la conferma del potere padronale; il nostro “NO” è un “NO” sociale, radicato nelle lotte che, anche in tempi recenti, i movimenti stanno faticosamente sperimentando.

Per ribadire il nostro “NO” alla riforma costituzionale dei padroni saremo – il pomeriggio di domenica 16 Ottobre – in piazza della vittoria a volantinare.

Circolo “Enzo Simeone”

Partito della Rifondazione Comunista

Formia

Comune di Formia: Carta dei servizi cercansi

8 Ottobre 2016

Leggiamo sul sito del comune di Venezia che “La Carta dei Servizi contiene le informazioni minime inerenti le modalità di erogazione del servizio e il rispetto di determinati standard di qualità da parte dell’Amministrazione con la possibilità di rivalersi, nei confronti della stessa, qualora gli standard fissati non fossero rispettati. Si tratta di un patto tra il cittadino e l’Amministrazione Comunale relativamente ad uno specifico servizio erogato.

La Carta dei Servizi, la cui adozione è prevista dalla direttiva Ciampi del 1994 per tutti i soggetti che erogano servizi pubblici, è uno dei principali strumenti che consente di introdurre nell’amministrazione la gestione della qualità. Le Carte infatti oltre ad essere uno strumento di trasparenza nei confronti dell’utenza, hanno la finalità di individuare i fattori qualità e gli indicatori qualitativi e temporali che permettono la misurazione della qualità del servizio”.

Continuiamo nella lettura: “Nel 2006 il Comune di Venezia ha ripreso e aggiornato il progetto Carte dei Servizi partito nel 2001, approvando con Delibera di Giunta n. 545 del 21/12/2006 un modello-base predisposto dal Servizio Qualità, valido per tutti i servizi e contenente i requisiti minimi individuati dalla normativa vigente.

I testi delle Carte dei servizi, elaborati dai servizi di competenza in collaborazione con il Servizio Qualità, vengono sottoposti all’approvazione del Direttore Generale e, quindi, alle associazioni dei consumatori per raccogliere eventuali osservazioni. Le Carte dei Servizi sono accompagnate da un sistema di monitoraggio tramite schede di rendicontazione, aggiornamento e miglioramento nelle quali le singole direzioni, oltre a rendere conto dei risultati raggiunti rispetto agli standard garantiti, si impegnano ad indicare gli aggiornamenti e le azioni migliorative avviati/da avviare nel corso dell’anno successivo per rispondere in maniera sempre più adeguata alle esigenze dei propri utenti.

Tutti i servizi (ne abbiamo contati ben 19) che all’interno del Comune di Venezia si sono dotati di Carta dei servizi, effettuano inoltre annualmente delle indagini di soddisfazioni dell’utenza in un’ottica di miglioramento continuo dei servizi offerti alla cittadinanza”.

Non finisce qui, infatti:”La Finanziaria 2008 (legge 24 dicembre 2007, 244, all’art. 2, comma 461) ha infatti introdotto alcune disposizioni di rafforzamento della tutela dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici locali e della garanzia della qualità, dell’universalità e dell’economicità delle prestazioni di servizio pubblico.

Tali previsione riguardano, sostanzialmente: – l’obbligo, per il soggetto gestore, di emanare una “Carta della Qualità dei servizi”, recante gli standard di qualità e di quantità relativi alle prestazioni erogate, così come determinati nel contratto di servizio, nonché le modalità di accesso, reclamo e ristoro dell’utenza; – la verifica periodica, da un lato, dell’adeguatezza dei parametri quantitativi e qualitativi alle esigenze dell’utenza, dall’altro, del rispetto di tali parametri durante l’effettiva prestazione del servizio; – il coinvolgimento delle associazioni dei consumatori, sia in sede di redazione della “Carta della Qualità dei Servizi Pubblici Locali”, che di verifica del funzionamento del servizio”

Ebbene non ci risulta che il comune di Formia ne sia dotato o quanto meno non siamo riusciti a trovarla.

Facile domandarsi se la nostra città sia stata esentata da qualche “legge ad personam” oppure è l’ennesimo caso di sciatteria con la quale viene amministrata la “cosa pubblica” formiana da sempre.

Eppure c’è da sottolineare che i dirigenti dei vari settori hanno portato a casa lauti incentivi, per il raggiungimento degli obbiettivi stabiliti ad inizio anno. Quali poi saranno stati questi obbiettivi è difficile da comprendere, vista l’assenza proprio della “carta dei servizi”, un chiaro indicatore della qualità dei servizi offerti ai cittadini di Formia.

Non sarebbe il caso di chiedere indietro i soldi? Oppure si continuerà alla vecchia maniera? In attesa di una risposta ai nostri dubbi continueremo nel nostro lavoro di controllo e di denuncia.

Circolo “Enzo Simeone”

Partito della Rifondazione Comunista

Formia

Il comune di Formia contro le lavoratrici che inviano le multe stradali

4 Ottobre 2016

Con l’applicazione del nuovo codice dei contratti e degli appalti pubblici – a firma del governo Renzi – la clausola sociale, cioè l’obbligo di riassunzione di tutto il vecchio personale, è passato dall’essere un obbligo all’essere una facoltà per le stazioni appaltanti, cioè gli enti.

Le motivazioni sono di natura squisitamente economica. Le libertà economiche delle imprese devono prevalere su qualsiasi forma di solidarietà sociale. E’ l’Unione europea delle banche che ce lo chiede, facendo la voce grossa con chi da sempre è abituato ad presentarsi dal padrone con il cappello in mano.

Ovviamente se le imprese ci guadagnano, a rimetterci sono i lavoratori e di conseguenza la qualità del servizio da loro svolto.

E’ il caso del nuovo bando di gara per “l’affidamento del servizio di gestione del procedimento sanzionatorio delle violazioni delle norme del codice della strada e di polizia amministrativa di competenza della polizia locale” a firma della dott.ssa Rosanna Picano (Dirigente Settore P.L. e Servizi Demografici), nel quale – come lamentato dai sindacati – mancherebbe proprio la clausola sociale.

Da un primo incontro avvenuto con il sindaco Bartolomeo e la dott.ssa Rosanna Picano, pare che non ci sia stata rassicurazione alcuna per le lavoratrice, proprio perché – a causa del nuovo codice dei contratti e degli appalti pubblici – la clausola sociale non è più un obbligo, ma una facoltà.

La clausola sociale deve essere immediatamente ripristinata, perché è impensabile che i lavoratori vengano privati del dovuto.

Per questo crediamo sia opportuno che le richieste del sindacato siano fatte proprie dalla forze politiche, sociali e associative “sane” della nostra città.

E’ necessario prendere pubblicamente la distanza dall’operato di una giunta che ancora si definisce di centrosinistra, ma di fatto amministra come il peggior centrodestra, con provvedimenti che sono quanto di più odioso possa esistere, in quanto colpiscono i lavoratori e i loro diritti.

Per questo sfidiamo gli amministratori di Sinistra, Ecologia e Libertà a essere coerenti con i principi di cui tanto si riempiono la bocca e quindi si attivino per imporre al sindaco Bartolomeo di provvedere affinché venga sanato il danno, pena il ritiro della fiducia e la caduta della giunta.

Non crediamo che la nostra città abbia bisogno di una forza politica di sinistra che abbia il piede in due staffe.

D’altronde nulla è impossibile, basta volerlo.

Lo ha fatto proprio una giunta guidata da un sindaco di Sinistra, Ecologia e Libertà

E’ infatti del 27 Settembre scorso – quindi pochi giorni fa – la firma di un protocollo di intesa che il Comune di Genova, i sindacati e le associazioni di categoria(Confindustria, Ance, Confartigianato, Cna, Ascom, Confesercenti e confcooperative) per recepire il nuovo codice degli apparti e insieme provare a dettare regole più stringenti in materia di tutela del lavoro e della legalità, con il quale si vuole “fermare le gare al massimo ribasso, obbligo all’aggiudicatario dell’appalto rispetto all’inserimento della clausola sociale, rispetto del costo del lavoro. Fra gli obiettivi annunciati del protocollo c’è quello importante di impegnare le imprese subentranti ad assumere il personale impiegato presso gli operatori economici uscenti. Gli atti di gara per gli affidamenti di contratti di appalto di servizi ad alta intensità di manodopera, e cioè quelli per i quali il costo della manodopera è pari almeno al 50 per cento dell’importo totale del contratto, contengono sempre le suddette clausole sociali”.

Riteniamo che – ad esclusione dell’ultimo punto – questo protocollo di intesa possa essere adottato dall’attuale amministrazione.

Per questo chiediamo che il bando venga annullato e che vengano introdotte norme di salvaguardia per le lavoratrici, che altrimenti rischiano di trovarsi in mezzo alla strada da un lato e dall’altro che l’amministrazione comunale si faccia carico di portare nelle dovute sedi istituzionali la richiesta che siano nuovamente gli enti pubblici a gestire in proprio molti dei servizi appaltati all’esterno, così come previsto dall’attuale normativa.

Siamo sempre più convinti che in questo quadro desolante la politica deve recuperare il suo lato nobile, schierandosi con i lavoratori e non con i padroni, altrimenti tanto valere cedere a loro le chiavi del comando, risparmieremmo almeno un po’ di stipendi.

Circolo “Enzo Simeone”

Partito della Rifondazione Comunista

Formia

Formia Rifiuti Zero:«Sorvegliare e punire»

1 Ottobre 2016

Mentre c’è chi non la smette di incensare la dirigenza della Formia Formia Rifiuti Zero per il coraggio con la quale porta avanti la battaglia perché Formia non sia invasa dai rifiuti, un’altra battaglia viene condotta ai danni dei lavoratori, trattati come un gregge che ha bisogno di tre cose: del pastore (la dirigenza), del cane (i responsabili del servizio) e del bastone (provvedimenti disciplinari per le sciocchezze più disparate).

L’aria si è fatta sempre più pesante e basta molto poco perché un lavoratore venga sanzionato con un provvedimento disciplinare.

E mentre al lavoratore succede questo, alla dirigenza invece è consentito di tutto, come mandare il proprio personale in giro per la città, senza garantirne la sicurezza.

E non siamo solo noi a pensarlo.

Infatti nel maggio scorso la federazione di Formia del sindacato USB scriveva: “Vengono mandate squadre a tagliere l’erba alle 5;30 del mattino lungo le carreggiate delle strade a scorrimento veloce, senza valutare il pericolo, senza tener conto del transito dei mezzi pesanti, senza tener conto della scarsa illuminazione pubblica, non vengono fornite alle squadre le segnaletiche idonee di prevenzione ecc.ecc..

Nonostante le segnalazioni e le preoccupazioni dei lavoratori comunicate alla società, la stessa risponde che stava tutto a posto!! La società impiega il mono operatore senza aver tenuto conto delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori come per esempio, strade a scorrimento veloce, traffico intenso, numero di prese elevato ecc. ecc. Più volte siamo dovuti intervenire per far rispettate le norme contrattuali come per esempio il riposo settimanale, doppi turni ecc. ecc. Il noleggio dei nuovi mezzi , a costi duplicati rispetto il vecchio appalto ( come da informazione verbale ricevuta durante l’incontro del 09/05/2016) sono di capienza inferiore e attualmente costringono gli operatori a fare più di un viaggio.

La mancanza dei mezzi costringe i lavoratori dello spazzamento ad attendere la disponibilità di altri operatori per essere accompagnati sulle zone di lavoro assegnate con ritardi notevoli. In altri casi, sempre per la mancanza dei mezzi, i lavoratori attendono anche 2 ore per aspettare la disponibilità del mezzo per andare ad eseguire la raccolta porta a porta”.

Ebbene sono gli stessi problemi che i lavoratori continuano a denunciare, senza però che qualcuno si dia da fare per risolverli, forse nell’attesa che qualche lavoratore si faccia male seriamente (la morte per chi lavora è sempre in agguato a differenza di chi rimane in ufficio).

E non è finita qui, perché esiste anche un gravissimo problema igienico-sanitario nella zona del Mamurrano, dove è localizzato sia il depuratore di Acqualatina che il deposito rifiuti della Formia Rifiuti Zero, e riguarda i cattivi odori sprigionati dai due siti.

Lo conferma un esposto – datato Settembre 2016 – di alcuni residenti indirizzato alla procura della Repubblica, al Noe (Nucleo di tutela Ambiente, all’Arpa Lazio e all’ASL, nel quale denunciano “i nauseabondi odori che si sprigionano per tutta la giornata dai siti del depuratore di Acqualatina e della raccolta rifiuti, odori che si diffondono per centinaia di metri”.

Secondo l’esposto il problema potrebbe dipendere un errato trattamento dei fanghi del depuratore oppure dell’umido nel sito di raccolta rifiuti.

Ebbene sono gli stessi odori che devono sopportare i lavoratori dei rifiuti durante i loro orari.

D’altronde le condizioni igienico-sanitario del sito sono al quanto compresse, vedi il modo con il quale viene gestito il percolato.

Un problema che pare pare non interessi a nessuno, men che meno all’amministrazione comunale, che va in giro per l’Italia ad autocelebrare il suo modello vincente.

E il problema sono i lavoratori? Ma fateci il piacere.

Nell’epoca nella quale il lavoro è diventato una merce come un’altra, è forse diventato un lusso quello di chiedere migliori condizioni di lavoro? Lo chiediamo all’assessore Claudio Marciano, che una volta difendeva i lavoratori ed oggi è passato dall’altra parte della barricata.

Da parte nostra siamo sempre più convinti che saranno tante le guerre da combattere per far valere i propri diritti ed è ora che i lavoratori si armino per vincerle.

Circolo “Enzo Simeone”

Partito della Rifondazione Comunista

Formia

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