La lotta per la “LIBERAZIONE” continua…..

L’anniversario della liberazione dal nazifascismo, per noi comunisti non è solo un giorno di festa, ma è anche un momento di riflessione sul suo significato più profondo.
Il 25 aprile è il giorno della fine di oltre un ventennio di dittatura fascista instauratasi a seguito del biennio rosso (1919-20), durante il quale in Italia vi fu una vera e propria guerra di classe e civile del proletariato armato contro la borghesia, conclusasi con l’instaurazione del fascismo per volontà della grande borghesia italiana, sotto l’egida della monarchia.
Il ventennio è stato un periodo terribile durante il quale molti lavoratori – primi tra tutti comunisti e socialisti – hanno versato un enorme tributo di sangue per l’affermazione dei diritti dei lavoratori e della dignità della persona. La lotta di classe condotta allora ha trovato il giusto riconoscimento nella Costituzione della Repubblica Italiana, ancora inattuata, capace di consentire, se non l’emancipazione del proletariato, il progresso di molti, prima destinati ad una vita di miseria e degrado sociale.
I comunisti, senza l’aiuto degli alleati, hanno contribuito generosamente alla lotta di Liberazione, portando nella Resistenza l’esperienza del battaglione Garibaldi delle brigate internazionali che si sono distinti nei tragici fatti della guerra di Spagna. Molti furono compagni che partirono dall’Italia per sostenere la giovane Repubblica spagnola, attaccata dai fascisti del generale Franco, aiutati da Italia e Germania, nella totale indifferenza dell’Inghilterra e della Francia.
Siamo ben lieti della gioia che suscita il ricordo di questo giorno storico e del senso di unità con cui si vuole rivivere quei momenti e ricordare i protagonisti di fatti epici. Ma, altrimenti saremmo degli ipocriti, non possiamo nascondere la nostra rabbia nell’assistere all’omaggio di quanti oggi lasciano che i loro rappresentanti in parlamento modifichino la Costituzione in senso autoritario ed approvino leggi, tra cui il “job acts”, che consolida il precariato come modello del nuovo rapporto di lavoro, dimostrando in tal modo la loro sottomissione alla volontà del grande capitale, rappresentato dalla Troika (BCE-FMI-UE), dalle banche e dalla massoneria.
Crediamo che i martiri della resistenza si rivolterebbero nella tomba vedendo gli atti di coloro che si dichiarano sostenitori delle stesse idee di socialismo, giustizia e libertà, per cui sono morti. Siamo stanchi di assistere ad espressioni di sempre nuovi modernismi, annunciati come tsunami rivoluzionari, che al loro passaggio lasciano dietro, acqua putrida e torbida, povertà e miseria per i cittadini. Modernismi poi puntualmente negati ed avversati dagli stessi che anni prima hanno approvato supinamente. Siamo stanchi di lottare contro agenti del capitale, che fanno fiera mostra di se all’opposizione delle nostre idee, per poi vederli ai posti di comando quando sono sconfitti da coloro che si proclamano di sinistra. Senza più dare modo di capire dove finisce un campo e dove inizia l’altro. O capire sia l’idea ed il programma che anima l’azione.
Di una cosa non siamo stanchi, di lottare e lavorare, affinché ci giungano un giorno ancora le parole “Aldo dice 26 + 1” che per i nostri hanno significato la sconfitta degli oppressori e la vittoria degli oppressi, contro qualsiasi volontà di voler confondere le idee nel nome di una pace sociale, che oggi più che mai vuol dire cedere diritti alle richieste di un capitale sempre più in crisi. Di questo si può esser certi nel giorno del ricordo del sacrificio di tanti compagni, noi abbiamo un’idea ed un programma che al tempo di oggi vuole essere in diretta continuità con quello di settanta anni fa.

circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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