Cronache della morte annunciata della sanità pubblica pontina? E’ ora di dire basta

Nell’attesa che venga realizzato, in un futuro molto lontano, il nuovo policlinico del Golfo, per la cui sola progettazione sono stati già spesi oltre 400mila euro, assistiamo allo smantellamento della sanità pubblica del sud pontino a favore di quella privata.
E purtroppo le cronache raccontano di fatti raccapriccianti.
Ultimo è il caso della signora di 73 anni, portatrice di una seria patologia al fegato, vale a dire l’epatite «C» cronica, e che sta ancora aspettando di essere sottoposta ad ecografia all’addome superiore, a causa dell’indisponibilità delle strutture ospedaliere pontine, oppure l’impossibilità di effettuare una radiografia.
Purtroppo non sono casi isolati.
Sono moltissimi i cittadini che sono costretti a dover aspettare mesi, se non anni, per poter effettuare visite specialistiche presso l’ospedale “Dono Svizzero” e di conseguenza sono costretti a rivolgersi alle strutture private convenzionate.
Alle inefficienze del presidio ospedaliero formiano si aggiungono lo smantellamento progressivo dei presidi ospedalieri di Mintuno e Gaeta, con la chiusura di numerosi reparti, che di fatto significa la morte della sanità pubblica pontina.
La scusa è che bisogna tagliare i rami secchi per risparmiare, considerando ormai la salute un privilegio e non un diritto riconosciuto finanche dalla Costituzione [art. 32 – La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti].
Capiamo l’interesse di alcuni privati di trarre profitto dalla distruzione della sanità pubblica, è il loro mestiere speculare sulla salute dei noi cittadini.
Quello che troviamo insopportabile è che ciò avvenga con l’aiuto della politica.
A parte il danno era­riale per truffe, cor­ru­zioni, abusi, lot­tiz­za­zioni, che è dav­vero ingente vi è quello dell’ingiustizia sociale legata alla cre­scita delle dise­gua­glianze alla cre­scente priva­tiz­za­zione del sistema e a forti restri­zioni della coper­tura pub­blica, della qua­lità dell’assistenza, che danneggia i cittadini e il loro diritto alla salute, senza dimenticare le tasse che paghiamo a cui non corrisponde alcun servizio efficiente.
Una classe politica che ricalca la malignità del ceto borghese da cui provengono gran parte dei suoi esponenti.
Un ceto pavido ed egoista, che mette al centro della propria azione politica il proprio particolare e non l’interesse generale, con la politica che inevitabilmente finisce per essere associata a un affare sporco, al marciume, alla corruzione.
La formula che si è scelta in questi anni, per ridurre gli sprechi, è stata infarcita di tagli e di precarietà per i lavoratori, che, invece di diminuire, hanno fatto lievitare gli sprechi e i costi.
D’altronde quello della sanità è un mondo impenetrabile, di cui è difficile conoscere alcunché, se non per sentito dire.
Ad esempio sarebbe interessante conoscere qual’è la pianta organica; quanti sono i dipendenti realmente in servizio; quant’è il personale medico o paramedico che è assunto a partita IVA; quanti e quali sono i servizi appaltati a cooperative o ditte esterne; quali sono i servizi disponibili e quelli non disponibili; i tempi di attesa; perché si è dovuto ricorrere ad un appalto “esterno” da 48milioni di euro per le autoambulanze.
Un pezzo alla volta l’hanno venduta ai privati, con la conseguenza che i servizi sono peggiorati.
Le lamentele degli utenti lo confermano e il personale medico e paramedico ha visto abbassarsi notevolmente le proprie condizioni lavorative.
La stessa ministra Lorenzin ha affermato che i continui porterebbero alla fine del sistema universalistico, così che i cittadini sarebbero costretti a ricorrere alle assicurazioni private
Peccato che poi a pagarne le conseguenze, siano in molti casi, chi non ha la possibilità di pagare per usufruire di cure alternative.
Eppure l’ASL di Latina prevede, a fronte di un incremento delle entrate stimato in 2 milioni 363.740 euro, una riduzione dei costi di 11 milioni 241.791 euro, quindi è di tutta evidenza che dovremo prepararci a ulteriori tagli ai servizi nei prossimi anni.
Sono circa 30 anni che si continua a blaterare del nuovo policlinico del Golfo, senza però di fatto sia stata mai messa una pietra, nonostante che nel maggio 2007 l’attuale sindaco affermasse che:”La procedura della costruzione del nuovo Ospedale continua spedita, nel rispetto del crono-programma che Regione, Asl e Comune hanno previsto una grande opera, la più grande progettata a Formia dal dopoguerra, si farà in tempi certi, e darà alla città e al comprensorio una struttura di livello tecnologico estremamente avanzato”.
Sappiamo poi come è andata a finire.
Lo abbiamo più volte detto:«non bastano i proclami lanciati per addomesticare l’opinione pubblica al meno peggio, ci vogliono i fatti per salvare la sanità pubblica».
Per alcuni la strada è stata già segnata, e prevede la privatizzazione della sanità pubblica, per noi invece l’unica strada è continuare a lottare per una sanità pubblica ed efficiente, prima che esali l’ultimo respiro.

circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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