Che fine ha fatto il piano della ASL?

Se lo chiedono in molti e ce lo chiediamo anche noi: che fine ha fatto il nuovo Piano strategico aziendale della ASL di Latina? Qual è l’epilogo del suo percorso accidentato? Aveva accolto il pieno sostegno del Centrosinistra con in testa PD e SEL. Aveva ricevuto le dure quanto ipocrite critiche del Centrodestra pontino. Alla fine tutti si erano allineati come da noi previsto, approvandolo in Conferenza dei Sindaci lo scorso primo dicembre con 20 voti favorevoli, 6 astenuti e nessun voto contrario. Dopo averlo fatto passare tranquillamente molti esponenti della destra avevano rilanciato con la demagogia riprendendo a contestarlo come se il giorno dell’Assemblea avessero dormito o fossero stati sostituiti da cloni al soldo di Zingaretti. Rifondazione Comunista è stata fin dall’inizio l’unica forza politica coerentemente critica nei confronti del Piano, informando i cittadini e denunciando come esso rappresentasse un colpo durissimo per il nostro sistema sanitario, già pesantemente compromesso dal blocco delle assunzioni, dalla carenza di risorse e di strutture, dallo smantellamento silente di numerosi reparti e presidi ospedalieri. La nostra è stata purtroppo l’unica voce realmente fuori dal coro insieme ai comitati civici di lotta, ai pazienti e ai dipendenti della sanità che hanno partecipato alle nostre campagne informative e al presidio di protesta tenutosi il 23 Dicembre davanti alla sede dell’ASL di Latina. Tutto sembrava ormai destinato a concludersi felicemente per il Direttore Michele Caporossi e per le cliniche private, terribilmente per i cittadini ed il diritto alla salute. Il 13 Gennaio la tanto attesa e già rimandata udienza presso la Commissione Regionale avrebbe dovuto dare il definitivo via libera al Piano, con la benedizione finale di Zingaretti. Si sta scrivendo invece un “giallo” senza precedenti. Nessuna notizia, nessuna informazione ufficiale trapela in merito al tanto atteso esito dell’audizione. Autorevoli voci di corridoio già da giorni assicurano che il Piano sarebbe stato addirittura respinto in attesa di modifiche. Anche riguardo alle motivazioni e agli appunti fatti dalla Commissione si diffondono illazioni che divengono legittime in assenza di smentite ufficiali e documenti accessibili. Diversi sostengono che il piano sarebbe stato rispedito al mittente perché non ancora abbastanza in sintonia con le misure di rigore e austerità indicate dal Commissario e sostenute dalla Giunta regionale, oltre che per le pericolose contraddizioni che emergono nello stesso alimentando le molte proteste. Tutti giurano che sia in atto uno scontro violento tra i protagonisti di questa vicenda. Certo è che noi saremmo felicissimi se il Piano avesse realmente subito questa battuta d’arresto e i giochi si riaprissero, a prescindere dalle motivazioni di quanto accaduto. Si tratterebbe comunque di una vittoria del movimento di protesta che abbiamo promosso e di una grande opportunità per provare ad invertire la tendenza in atto. Qualunque sia la verità pretendiamo di conoscerla da fonti ufficiali, visto che il Piano aziendale è un atto pubblico, non un regolamento di conti segreto tra corporazioni massoniche. Rifondazione Comunista chiede pertanto a chi di dovere che venga immediatamente reso noto l’esito dell’udienza presso la Commissione regionale e gli eventuali appunti mossi dalla stessa al Piano aziendale, perché è diritto dei cittadini e delle cittadine conoscere ciò che riguarda tutti e tutte nella piena chiarezza e trasparenza.

Federazione di Latina
Partito della Rifondazione Comunista

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