Il golfo di Gaeta è una latrina a cielo aperto

Non sappiamo come andrà a finire ma è certo che l’accusa è di cui devono rispondere il presidente e il direttore del Consorzio Industriale sudpontino (CONSID) è di quelle pesantissime. Secondo gli inquirenti gli scarichi industriali di alcune aziende che si trovano all’interno dell’agglomerato industriale di Penitro, avrebbero avvelenato la costa, col rischio anche di diffusione del batterio della salmonella.
Anche i responsabili di alcune strutture sanitarie presenti nel sud pontino sono sotto processo, da parte del tribunale di Cassino, con l’accusa di aver immesso illecitamente reflui sanitari nella rete di depurazione civile, con conseguente danno per l’ecosistema del golfo di Gaeta.
Al di là delle probabile conseguenze penali per i responsabili dei danni arrecati alla salute di tutta la popolazione residente nell’area, crediamo che sia paradossale che a finire sotto attacco siano nuovamente le acque del golfo di Gaeta, a causa della presenza di scarichi fognari illegali.
Paradosso che diventa ancora più assurdo se pensiamo che la Giunta Regionale del Lazio ha approvato con un’apposita delibera (la n. 116 del 19 Febbraio 2010) l’istituzione di un vincolo ambientale a tutela delle acque del Golfo di Gaeta che ha imposto limiti specifici sullo sversamento di inquinanti nello specchio d’acqua che va da Punta Stendardo a Torre del Fico, nell’area del Parco Regionale.
Un vincolo che avrebbe dovuto rappresentare un’importante strumento nelle mani di tutti gli amministratori che intendano spendersi per le condizioni ambientali e, quindi, per la tutela della salute di tutta la popolazione residente nell’area.
La Direzione Regionale Ambiente avrebbe dovuto inoltre istituire una «task force» composta dai rappresentati di tutti gli Enti competenti in materia per svolgere azioni di indagine, di studio, di monitoraggio e strutturali tese a ridurre il carico di sostanze inquinanti in mare.
Ed invece pare proprio che cosa non sia stato e che tutto si sia limitato a una semplice operazione di maquillage, allo scopo di gettare fumo negli occhi ai tanti cittadini che lamentano una costa non all’altezza della situazione, soprattutto per una città che vuole vivere di turismo, cosa che in questi anni ha giustificato uno sperpero di soldi pubblici di milioni di euro.
D’altronde non sono solo i cittadini a dirlo, infatti già nel lontano 2013 Goletta Verde denunciò la trasformazione, in una vera e propria fogna a cielo aperto, dell’area di Gianola, uno dei luoghi più pregiati di Formia, tanto da essere sede del Parco di Gianola e Monte di Scauri, una delle tre aree protette gestite dal Parco Riviera d’Ulisse.
Rimane la certezza che la politica ancora una volta fa una pessima figura, non riuscendo colposamente a passare dalle parole ai fatti, anzi arrivando addirittura ad approvare iniziative che di ecologico non hanno nulla, come ad esempio una gara di motoscafi offshore.
Una vetrina – che nelle parole del presidente del consiglio comunale Tallerini – dovrebbe contribuire a rilanciare l’immagine di Formia sulla scena nazionale ed internazionale, ma che noi consideriamo l’ennesima aggressione alla nostra costa.
Di certo ce la saremmo risparmiata, così come ci saremmo risparmiati i tanti soldi che verranno spesi per l’evento, ma la coerenza oggi è merce rara.

Circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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