Restituire alla cittadinanza il bene sequestrato

Il dossier pubblicato dalla redazione del sito www.formialibera.it riguardo l’affidamento dell’immobile sequestrato alla criminalità organizzata all’Associazione “Emmanuel 2000 Onlus”, mette in evidenza come la discrezionalità della politica e le scelte di convenienza dell’eletto sindaco di turno, determinano conseguenze anche gravi ai danni delle categorie sociali più vulnerabili della nostra comunità, in questo caso disabili e minori in difficoltà.
La storia inizia quando il ministero delle finanze trasferisce al comune di Formia, la proprietà di un fabbricato con 3000mq di giardino e piscina sito in località Acquatraversa, determinando un vincolo di destinazione d’uso per finalità sociali e precisamente per assistenza ai disabili e/o minori a rischio.

Con la delibera n.301 del 10 SETTEMBRE 2004 , senza alcun bando, avviso, dimostrazione di interesse né altra minima comunicazione né pubblica né alle organizzazioni del settore, l’amministrazione dell’allora sindaco Bartolomeo affidò, d’imperio, per la durata di 9 anni, l’intera struttura all’associazione “Emmanuel 2000” che, secondo quanto presentato nella proposta di affidamento, avrebbe dovuto realizzare:

* un “centro per soggetti disabili adulti a carattere residenziale e con attività diurna;
* centro di accoglienza per bambini e minori disabili con attività diurna;
* percorsi di formazione ed approccio artistico per soggetti disabili;
* punto di incontro per persone affette da autismo;
* progetto “Una mano amica” per soggetti sordomuti;
* progetto “giovani per un mondo unito”;
* colonia estiva diurna per soggetti diversamente abili”.

Dal 2004, anno dell’affidamento, ad oggi la comunità affidataria dell’immobile ha ricevuto, inoltre, numerosi contributi per la manutenzione dell’immobile. L’ultimo di 114mila euro dalla regione lazio è datato addirittura 14 agosto 2013 contravvenendo ad una delle clausole principali dell’accordo che prevede l’obbligo di manutenzione senza fondi pubblici (articolo 6 della convenzione).

Il contratto di comodato conviene all’articolo 2 che “..il comodatario si impegna, con il presente atto, ad esplicare le attività di promozione, integrazione e recupero sociale a favore di persone diversamente abili e soggetti svantaggiati come previsto nell’art.1….(omissis) sotto la propria diretta responsabilità, ed in collegamento con il competente Dipartimento del Comune di Formia, il quale dovrà essere informato periodicamente, almeno annualmente, dell’attività svolta con relazione sottoscritta dal Comodatario medesimo”.

Premettendo che un centro diurno per disabili è definibile tale se è aperto almeno 11 mesi l’anno, per almeno 5 giorni la settimana, con un orario di almeno 6 ore giornaliere, la casa “papa giovanni p.II”, questo il nome della struttura, dal 2004 ad oggi non ha mai funzionato come centro diurno, né per disabili, né per minori, né come centro di accoglienza, né come centro per bambini autistici, né come colonia estiva per disabili e/o minori in difficoltà.

Non è mai stato strutturato alcun servizio di pubblica utilità per queste categorie sociali più vulnerabili, né è mai stato inserito nel piano di zona del distretto socio sanitario (CISSI p.d.z. 2012 pag da 95 a 100).

La situazione sconcertante che si è venuta a definire, non solo parte da un affidamento diretto poco chiaro e alquanto discutibile, procede per finanziamenti e contributi non dovuti, ma, cosa peggiore è che oggi, a 9 anni dall’affidamento (7 dal rinnovo) non è ancora stato strutturato alcun servizio pubblico per i disabili.

Di fronte alla cronica carenza di strutture e servizi del genere, questa vicenda assume sempre più gli amari contorni dell’ennesima beffa e della speculazione ai danni delle centinaia di disabili, minori in difficoltà e dei loro familiari che in questa città lottano quotidianamente contro carenze e disservizi frutto di una politicaccia opportunistica e di scambio.

E’ lecito domandarsi se gli uffici comunali abbiano mai ricevuto le relazioni annuali; se abbiano mai fatto verifiche e effettuato i controlli del caso; se sia stato lecito da parte del gestore dell’immobile aver potuto beneficiare di numerosi contributi pubblici per la manutenzione dell’edificio, visto che l’articolo 6 della convenzione prevede che “sono a carico del Comodante…” ; se l’assessore in carica sia o meno a conoscenza di questa situazione e come intende intervenire, sempre che non avalli la scusa del “….recente insediamento …”.

A Formia le carenze di servizi e strutture, dedicate alle fasce più vulnerabili della popolazione, sono croniche ! Mantenere sottoutilizzata una struttura del genere è a dir poco una scelta tanto consapevole qunto scellerata ! Bisogna dare risposte immediate e concrete alle famiglie che vivono quotidianamente le difficoltà di un familiare disabile o di un giovane in difficoltà !

Come previsto dall’art.3 del comodato d’uso, la comunità formiana ha tutto il diritto riappropriarsi di quella struttura, di riaffidarla attraverso bando pubblico efficace e cristallino, per farne un uso utile e più dignitoso, e per evitare che il danno di un torto subito dalla camorra possa peggiorare diventando merce di scambio per qualche politicante o sollazzo per qualche tonaca.

Circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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