Basta ipocrisie, aboliamo l’area sensibile del golfo di Gaeta

Abbiamo appreso da fonti giornalistiche che la regione Lazio ha autorizzato la Cooperativa La Marea di Procida (NA) a realizzare un impianto di allevamento di mitili davanti a Monte D’Oro di Scauri.
Eppure la giunta regionale del Lazio, con deliberazione n.116 del 19 Febbraio 2010, ha designato il tratto di mare che va da Punta Stendardo a Torre del Fico, nell’area del Parco Regionale di Gianola (una delle tre aree protette che costituiscono il parco “Riviera di Ulisse”), come “area sensibile”, stabilendo tra l’altro “che fatti salvi gli impianti concessi in conformità con quanto previsto dall’art.13 della l.r. 4/2009, all’interno dell’area sensibile del Golfo di Gaeta sono vietati nuovi impianti di attività di mitilicoltura e piscicoltura o ampliamenti degli impianti esistenti; gli impianti esistenti e autorizzati allo svolgimento di attività di mitilicoltura e piscicoltura sopra specificata, siti all’interno dell’area sensibile del Golfo di Gaeta, devono essere ricollocati fuori dall’area sensibile e posizionati in modo tale che le correnti non convoglino gli apporti inquinanti prodotti nella zona marina individuata come area sensibile, in accordo a quanto previsto al comma 3 dell’art. 2 del regolamento regionale n. 13/2009.
E inoltre di stabilire che “La Direzione Regionale Ambiente e Cooperazione tra i Popoli del Dipartimento Territorio provvederà ad istituire una Task Force composta dai rappresentati di tutti gli Enti competenti in materia per svolgere azioni di indagine, di studio, di monitoraggio e strutturali tese a ridurre il carico di sostanze inquinanti in mare.”
Non sappiamo se il nuovo impianto di allevamento di mitili sia incluso nell’area sensibile o meno, o se la cooperativa puteolana abbia potuto usufruire di qualche stato di eccezionalità, ma sicuramente l’autorizzazione è indice della colposa sciatteria con la quale si continua a cedere ai privati porziosi di territorio pubblico, in assenza di qualsiasi seria utilità per il pubblico stesso.
Eppure l’approvazione della deliberazione n.116 del 19 Febbraio 2010 aveva lasciato ben sperare, soprattutto quanti nel golfo di Gaeta hanno deciso di viverci e pretendono di farlo avendo intorno un ambiente sano.
Un ottimismo che di fatto lasciava intatta la speranza di successivi interventi di salvaguardia dell’intero golfo di Gaeta.
La regione Lazio invece di prevedere, come è d’obbligo per chi gestisce la cosa pubblica, l’estensione del vincolo ambientale alla costa scaurese e a tutto il bacino del fiume Garigliano, cosa fa? Autorizza l’ennesimo scempio ambientale.
Che il golfo di Gaeta abbia seri problemi di inquinamento non lo inventiamo noi, ma è certificato da uno studio finanziato, con la somma di 750mila euro, dalla Provincia di Latina.
Il progetto di ricerca Samobis, dalla durata di tre anni, vede la collaborazione della Provincia di Latina, dell’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’ e dell’Arpa Lazio.
L’obbiettivo è quello di monitorare lo stato delle acque superficiali interne e costiere del golfo di Gaeta.
I primi dati dicono inequivocabilmente che il litorale di Scauri e Marina di Minturno (da Monte d’Oro fino al Garigliano) risulta caratterizzato da gravissimo inquinamento di natura organica, derivante cioè dalla selvaggia urbanizzazione e dagli impianti di zootecnologia disseminati sul territorio. Ovviamente pesa tantissimo l’assenza di un efficiente sistema di depurazione.
E’ di tutta evidenza che la deliberazione n.116 del 19 Febbraio 2010 è rimasta tutta sulla carta e che nessun serio provvedimento è stato preso per frenare la devastazione ambientale di cui è vittima il golfo di Gaeta.
A questo punto non varrebbe la pena cancellare l’area sensibile del golfo di Gaeta?
In ultimo ricordiamo che sempre nel nostro golfo è in corso di ampliamento il porto commerciale di Gaeta, ma su questo ritorneremo in un successivo comunicato stampa.

Circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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