Quello che non vi dicono sul porto ve lo diciamo noi

L’affaire del porto turistico di Formia (avviato con DCC n°91 del 25/10/2004) con cui s’intende dare in concessione demaniale un’area di m2 317.173,00 (terra e mare) per un periodo di 50 anni è il vero incubatore – dello scandalo – che colpirà Formia.
Le premesse ci sono tutte, in quanto i nostri consiglieri comunali tacciono su molti aspetti del progetto, che gettano una lunga ombra sulle reali possibilità che questo un giorno trovi la luce. I nostri cari amministratori non vi hanno detto che:
A) La società MARINA di CASTELLONE spa è partecipata dall’impresa PIETRO CIDONIO spa al 47.5%, dalla Grandi Lavori FINCOSIT spa al 25% e dal Gruppo RANUCCI srl al 27.5% (erroneamente – in precedenza – sottratto alla partita).
L’impresa PIETRO CIDONIO spa è sotto inchiesta per i lavori nel porto di Molfetta (fonte: La Repubblica). Tra le 48 persone indagate vi è anche il direttore tecnico e procuratore speciale della PIETRO CIDONIO spa, che in qualità di presidente della società MARINA DI CASTELLONE spa nei giorni scorsi, è stato fatto accomodare con tutti gli onori nel palazzo comunale di Formia; Alessandro Mazzi, allora numero uno di Grandi Lavori FINCOSIT spa, è sotto inchiesta per i lavori del MOSE (fonte: La Repubblica). Entrambe le società sono sotto inchiesta a Civitavecchia (fonte: Il Fatto Quotidiano).
In molti casi le contestazioni sembrano far riferimento a truffe nelle forniture dei materiali impiegati per realizzare le opere.
B) Nelle inchieste emerge sempre un notevole incremento dei costi di costruzione.
Nel caso di Formia, il costo inizialmente previsto era di 66 milioni di Euro, ora siamo a 129 milioni. E non è ancora finita.
C) Sono già due le conferenze di servizi sul Porto Turistico quella del 13/12/2004 e quella del 25/01/2007 quest’ultima con esito negativo espresso, dove, oltre ad accertare carenze progettuali e documentali, si è messo in risalto le gravi conseguenze sia dal punto di vista ambientale sia per dal punto di vista trasportistico (terrestre e marittimo).
D) Dal punto di vista ambientale si temono gli effetti sulla linea di costa; le gravi ripercussioni sulle condizioni del Golfo di Gaeta già considerate critiche per la scarsa circolazione delle acque, per la concomitante presenza di più fonti di alterazione che in un contesto semichiuso e a scarso ricambio creano uno stato di notevole stress ambientale. Tali da favorire una produzione fitoplanctonica in mare. In tutte le stagioni può osservarsi uno stato di evidente o latente bloom algale con valori sempre più alti della media regionale, quindi l’elevato rischio di bloom di microalghe tossiche, già segnalate nell’area.
E) Dal punto di vista trasportistico la conflittualità con le manovre del traffico commerciale e da pesca; conflittualità con le banchine di servizio al traffico commerciale; infrastrutturazione di collegamento tra la viabilità principale ed i terminali marittimi; modalità di cantierizzazione; mobilità da e per il cantiere per l’approvvigionamento e/o la risulta dei materiali. A cui aggiungiamo l’interferenza con il realizzando molo di attracco delle navi da crociera. A ciò s’aggiunge il fatto che la realizzazione in avanzamento, voluta dal sindaco Bartolomeo, è giudicata dal punto di vista tecnico onerosa e meno fattibile rispetto all’estensione a ponente. Aggiungiamo contro natura e contro scienza. Così come poco o nulla si sa delle ricadute occupazionali, nonostante in questi anni abbiamo potuto assistere al mercato delle vacche.
D’altronde quando vuole la politica sa trasformare ciò che è illecito in lecito.
Dunque se mai si realizzerà, c’è il rischio concreto che si trasformi in caso giudiziario, oppure, se mai entrerà in esercizio, diverrà un grave problema ambientale, voluto da quel sindaco e da quella maggioranza che si fanno belli dietro lo slogan “Consumo di suolo zero” e poi non hanno scrupolo di avanzare in mare, in un’area sensibile per decine di ettari. E che dire degli ambientalisti in maggioranza, della Manzo autrice di un autentico voltafaccia o del coordinatore provinciale di SEL Gallinaro che in una conferenza al Nautico nel 2004 si dichiararono fermamente contrari al progetto, di cui oggi condividono politicamente l’iter nascondendosi dietro il dito del sindaco. Certo si dirà che il settore dei Lavori pubblici di Formia eserciterà un rigido controllo. Possiamo solo rispondere “Ahimà!”. Avremo modo di raccontarvi presto le avventure per niente divertenti dei nostri tecnici al terzo piano di Via Vitruvio 190.
Aspettiamo la valutazione ambientale strategica per capire in che modo il progetto chiarirà le decine di aspetti negativi contenuti nel verbale della “Conferenza dei servizi” del 2007.
Siamo ormai così abituati ai miracoli del “dio denaro” che siamo sicuri che le sorprese non finiranno.

Circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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