Sanità, siamo alle comiche (se non fosse in gioco la nostra salute)

Il Circolo “Giuseppe Piancastelli-Giuseppe Diana” del Pd di Formia ha lanciato l’allarme sulla mancanza di medici nel reparto di cardiologia dell’ospedale di Formia, che in soldoni significa “non poter garantire l’erogazione delle prestazioni dovute”.
Si rischia la chiusura del servizio di Elettrofisiologia e di Cardiostimolazione.
A questo si aggiunge che da tempo il servizio di Emodinamica è attivo solo nei giorni feriali nell’orario 8–15, per cui le persone infartuate che devono ricorrere a tale servizio – al di fuori di tali orari – sono spedite – se la morte non sopraggiunge prima – al Santa Maria Goretti di Latina.
Nell’aprile 2015 la commissione sanità del comune di Formia preparò un ordine del giorno urgente da portare a votazione in consiglio comunale – e poi da inviare all’attenzione al governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti e ai consiglieri regionali espressione del nostro territorio – con la quale si chiedeva: 1) di concedere con urgenza le deroghe necessarie per l’assunzione stabile degli Specialisti necessari al funzionamento del Servizio di emodinamica h24; 2)di programmare ed approntare con urgenza tutte le successive misure atte a garantire l’organico necessario all’organizzazione e al funzionamento dell’Ospedale di Formia nella sua riconosciuta qualità di DEA di I Livello, e tutte le necessarie misure atte alla sua ristrutturazione ed efficientizzazione, con l’immediato acquisto delle apparecchiature indispensabili alla minima risposta di salute dei Cittadini del comprensorio Sud della Provincia di Latina (TC multistrato, RMN, PET, Ecografi…) e quant’altro necessario e di cui verrà fatta oggetto specifica e motivata richiesta per il tramite della direzione Generale della ASL Latina. Nell’attuale infatti le condizioni operative del Presidio Ospedaliero di Formia non sono oggettivamente considerabili sufficienti a rispondere alle esigenze sanitarie e alle aspettative dell’Utenza sia in termini di carenza del Personale sia per la presenza di apparecchiature vetuste e a sorpassate caratteristiche tecnologiche; 3) di procedere con urgenza a razionalizzare l’uso degli spazi disponibili nel comprensorio in relazione ai servizi esistenti; 4) Così come previsto nei Piani Operativi Regionali 2013-2015, di dare pronta ed immediata attuazione alla realizzazione delle Case della Salute previste nelle Città di Gaeta e Minturno.
Non sappiamo se tale ordine del giorno sia mai stato approvato dal consiglio comunale di Formia, e poi spedito al governatore della Regione Lazio, ma di certo le pesanti criticità denunciate rimangono in piedi, nonostante alcuni provvedimenti annunciati.
Paradossale poi che a denunciarle sia il circolo di un partito che governa nell’ordine: comune di Formia, provincia di Latina, regione Lazio, stato italiano e che quindi avrebbe tutti gli strumenti legislativi per porvi rimedio.
Evidentemente il PD di Formia non conta proprio niente, se nemmeno vengono prese in considerazioni le sue istanze.
Ancora più grave se è in gioco la salute di noi cittadini ma ormai è chiaro che qualcuno sta giocando sporco nei palazzi romani.
D’altronde le scelte politiche degli ultimi decenni hanno messo in discussione il diritto costituzionale alla tutela della salute.
Lo abbiamo denunciato più volte che con la scusa della lotta agli sprechi e alle inefficienze – lo conferma la Corte dei Conti – si è prodotto un forte impoverimento dei servizi sanitari erogati ai cittadini, così che molti sono spinti a rivolgersi ai privati, per potervi accedere.
Peccato che questo riguardi solo i ricchi che possono pagarsi le cure, perché i poveri non possono farlo e allora rinunciano a curarsi.
Dalle statistiche 2015 fornite dall’Upb (ufficio parlamentare di bilancio), e firmate Eurostat, si è scoperto che il 7,1 per cento degli italiani rinuncia a farsi visitare perché – queste le motivazioni addotte – il costo della prestazione è troppo alto, la lista d’attesa è troppo lunga oppure l’ospedale è troppo distante. Con il diminuire del reddito il disagio cresce: la rinuncia alla cura sale al 14,6 per cento nel caso in cui gli interpellati appartengano al 20 per cento più povero della popolazione italiana.
Evidentemente per il partito democratico e i suoi alleati essere poveri è una colpa così grave da non meritarsi nemmeno il diritto alla salute.
Che poi a sottolineare il disastroso stato in cui versa la sanità pontina sia il consigliere di Forza Italia Pino Simeone, rappresentante uno dei partiti che ha concorso al suo sfascio (vedi giunta Storace, giunta Polverini) conferma quanto da anni stiamo denunciando e cioè che sulla pelle dei noi cittadini stanno giocando la solita battaglia di disinformazione, dove a chiacchiere fanno finta di difendere i cittadini ma in concreto agisco per condannarli a morte.

Circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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