Le colpose amnesie di Silvio D’arco sulla gestione del servizio idrico

Ebbene anche questa volta Silvio D’arco ha voluto dire la sua su di un argomento che per anni lo ha visto protagonista in religioso silenzio, nonostante il suo ruolo di assessore provinciale a Tutela dei Consumatori.
Non ricordiamo nessun suo intervento sull’argomento, nonostante abbia portato a casa per anni uno stipendio, di cui tra l’altro non si conosce l’importo perché – con la scusa della privacy gli emolumenti per consiglieri, presidente di consiglio e giunta e assessori – sono stati secretati dall’allora amministrazione targata Armando Cusani e questo nonostante debbano essere pubblicati in ossequio alla legge sulla trasparenza e successive modifiche e direttive.
Evidentemente nella provincia di centrodestra per eccellenza – ci si considera al di sopra della legge.
Ora veniamo ai fatti raccontati dall’ex-assessore Silvio D’arco.
Per onestà dobbiamo dire che bene ha fatto a denunciare le contraddizioni del sindaco Bartolomeo che da sostenitore sfegatato della privatizzazione del servizio idrico è passato ad essere un suo nemico.
Solo i prossimi accadimenti potranno dimostrare quale ruolo più si addice all’attuale sindaco di Formia.
Molto male invece quando si è trattato di andare nello specifico dell’argomento, che ha dimostrato di maneggiare senza averne conoscenza alcuna.
Intanto che ci dipinga come il male assoluto, come cioè coloro che vogliono opporsi alla modernità imperante fatta da privatizzazione a tutta forza, non può che riempirci di orgoglio e altresì confermare che siamo sulla buona strada.
Un necessario passo indietro. Con l’approvazione della legge Galli la regione Lazio – allora guidata da Badoloni – decise che tre potevano essere i modelli di gestione del servizio idrico tra cui i futuri ATO avrebbero potuto scegliere: pubblica, privata, mista.
La leggi Galli è anche nota , come Legge Meta/Besson. Il primo era l’allora assessore – in quota DS – ai lavori pubblici proprio della regione Lazio. Poi trasferitosi armi e bagagli alla camera dei Deputati.
Il secondo era l’ingegnere d’area DS (Democratici di sinistra), dirigente Settore Acqua e Suolo, nonché direttore dipartimento opere Pubbliche e Servizi per il Territorio, proprio con META, considerato l’ispiratore proprio della legge regionale sulla gestione idrica.
Successivamente diventato prima vice-presidente di Acqualatina (in quota pubblica) e poi amministratore delegato (in quota privata). Incarico che conserva tuttora.
In provincia di Latina veniva scelta la gestione mista, con la quale si gettavano le basi per tutti i problemi che i cittadini vivono sulle loro pelle tutti i giorni e cioè: servizio inefficiente, crisi idrica che si ripete ogni estate, acqua torbida, esplosione del costo delle bollette, probabilmente futuri debiti da pagare.
L’ex-assessore Silvio D’arco poi dimentica di ricordare ai suoi concittadini chi sono i veri vincitori della privatizzazione del servizio idrico.
Infatti chi ci ha guadagnato nella privatizzazione sono stati proprio i suoi colleghi del centrodestra, tanto che molti sono riusciti a portarsi a casa stipendi da favola, grazie all’occupazione militare del consiglio di amministrazione, frutto del peggior manuale Cencelli.
L’elenco è sterminato, però è sempre utile fare qualche nome e cioè: Paride Martella, Claudio Fazzone, Giuseppe Simeone, Gerardo Stefanelli (poi approdato nel PD), Candido De Angelis, Onorato De Santis, Antonio Ianniello, Igor Ruggeri.
Ad esempio il senatore Claudio Fazzone – in qualità prima di consigliere e poi di presidente del Cda – ha portato a casa la considerevole cifra di 400mila euro, non proprio bruscolini insomma.
Questo chiama in causa l’intera classe politica pontino che di fatto ha avvallato queste logiche predatorie.
Lo conferma l’aumento illegittimo delle bollette. Le tariffe – come hanno fatto ben notare gli attivisti dell’acqua pubblica – applicate dal gestore, ma votate dai sindaci, sono il 40% in più rispetto al massimo di legge.
Le assemblee dei sindaci dell’ATO4 diventavano luogo di bivacco per quanti decidevano di avallare la gestione Acqualatina, perché a pagare il conto dei loro disastri sarebbero stati i cittadini.
Ricordando al distratto Silvio D’Arco che oggi poi i veri padroni dell’acqua non sono più i cittadini ma gli amministratori della banca d’affari irlandese DEPFA BANK, che in virtù del pegno delle azioni che alcuni comuni pontini – non a caso tutti fedelissimi del senatore Fazzone – hanno firmato, possono decidere in ogni momento le sorti di Acqualatina.
Concludiamo ricordando che preferiamo essere considerati tradizionalisti che modernizzatori alla maniera dell’ex-assessore Silvio D’arco, difendendo gli interessi dei cittadini – in particolari delle classi meno abbienti – che non essere ricordati per essere parte di di un ceto politico che fa della propria sopravvivenza il filo conduttore della propria azione politica.
Per cui: “viva l’acqua pubblica, abbasso i mercanti d’acqua”.

Circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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