Contributo scolastico: continua senza sosta il disegno per creare scuole di serie A e scuole di serie Z

La distruzione dello stato sociale – per il quale hanno lottato i padri costituenti (molti dei quali imbracciando il fucile da partigiano) – continua senza sosta nel tentativo di creare cittadini di serie A (i quali possono comprarsi tutti i servizi che il mercato mette a disposizione) e i cittadini di serie Z (i quali non hanno diritto a nulla se non ai servizi messi a disposizione da associazioni caritatevoli).
Per legittimare questo stato di cose si tolgono risorse ai servizi pubblici – grazie a finanziarie (oggi chiamate legge di Stabilità) lacrime e sangue (la scusa è che ce lo chiede l’Europa dei mercanti), e si introducono esosi balzelli da far pagare ai cittadini, per garantire il loro funzionamento.
E’ questo il caso del contributo scolastico introdotto nelle scuole dell’obbligo – per essere utilizzato poi per l’innovazione tecnologica, per l’ampliamento dell’offerta formativa e per l’edilizia scolastica – che viene richiesto alle famiglie senza nemmeno fornire un’indicazione dettagliata e trasparente della spesa e soprattutto senza dire che è totalmente volontario e quindi non vi obbligo alcuno di pagarlo, se non il rischio di essere esposto al pubblico ludibrio (una specie di ricatto morale che funziona benissimo a quanto pare).
Ci risulta ad esempio che lo scorso anno per il liceo Cicerone – Pollione di Formia, per il liceo Alberti di Minturno, per l’istituto Tecnico per Geometri di Formia il contributo scolastico deliberato dal consiglio di istituto sia di 100 euro, mentre per l’istituto nautico di Gaeta e l’istituto tecnico commerciale Filangieri sia di 50 euro.
Le scuole italiane si trovano in una situazione altamente disastrosa e a per evitare problematiche relative al bilancio o addirittura ipotesi di chiusure, utilizzano tale stratagemma volto ad avere una nuova liquidità da utilizzare in attività e miglioramenti didattici.
Infatti il contributo scolastico serve a tenere in piedi i bilanci della scuole pubbliche, nascondendo i tagli devastanti approvati dai governi centrali, che a chiacchiere sottolinea l’importanza di sostenere la società della conoscenza ed invece nei fatti non investe un euro per passare dalle parole ai fatti.
Lo confermano i dati OCSE, che dimostrano che la gran parte dei paesi ha aumentato la spesa per l’istruzione, mentre l’Italia è il paese che ha tagliato di più dopo l’Estonia. Inoltre bisogna tenere a mente che dal 2000 siamo l’unico paese in Europa a non aver aumentato gli investimenti per l’istruzione.
Attualmente siamo scesi al penultimo posto europeo di spesa per l’istruzione, seguiti solo dalla Grecia.
Oltretutto, perché richiedere lo stesso contributo a famiglie con redditi diversi? I soldi non hanno lo stesso “valore” per una famiglia di lavoratori dipendenti o di disoccupati rispetto ad una famiglia di imprenditori o di dirigenti, che possono permettersi di non tenerne conto.
Per noi comunisti non è sufficiente però evidenziare il problema.
E’ arrivato il momento di organizzarci collettivamente e dire basta a queste richieste , rifiutandosi di pagare per quello che è un nostro diritto: una scuola pubblica , da noi tutti già finanziata attraverso le tasse e senza ulteriori gabelle, che vanno a penalizzare soprattutto i redditi più bassi, impossibilitati a far fronte a queste continue richieste di denaro.
D’altronde se le istituzioni scolastische si sono trasformate in moderni gabellieri è giunto invocare la legittima difesa.
Non è questa la scuola pubblica per cui hanno combattuto i padri della Costituzione.

Circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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