Sulla sanità tante domande ma poche risposte

Lo abbiamo scritto più volte ma senza ricevere alcuna risposta dagli amministratori politici e sanitari della nostra provincia, ma non per questo ci scoraggiamo e quindi ritorniamo alla carica. Vogliamo sapere quali sono i servizi sanitari – specialisti e non – di cui dispongono i cittadini del sud pontino che malauguratamente devono recarsi presso l’ospedale “Dono Svizzero”, unico presidio ospedaliero rimasto dopo il declassamento degli ospedali di Minturno e di Gaeta a “punti di primo intervento”. Ancora peggio se si avvererà quanto denunciato dal consigliere regionale Pino Simeone, con la loro trasformazione in postazioni del “118” medicalizzate. Insomma una situazione drammatica, nelle quali hanno provato sguazzarci come pescecani i politici e i loro partiti di riferimento, con promesse di miglioramento, ma che sono rimaste solo tali. La scusa era la necessità di ottimizzare le risorse, ma come ben si sa – le cronache giornalistiche lo raccontano dettagliatamente anche quelle filo governative – dietro queste belle parole si nasconde il vero obbiettivo della politica di palazzo e cioè lo smantellamento della sanità pubblica. Altrimenti non si spiegherebbe come mai si è favorito il collasso del pubblico e l’esplosione del privato (soprattutto quello convenzionato). Un ping pong di responsabilità che non trova nessuna risposta, anche quando sono chiamati in causa i ras della politica locale.
Ad esempio sarebbe utile conoscere se sono disponibili la Risonanza Magnetica 1,5 Tesla – promessa dall’allora direttore generale dell’ASL di Latina dr. Renato Sponzilli al defunto sindaco Michele Forte, che poi usò la notizia per trasformala in un pomposo – quanto inutile – comunicato stampa (correva l’anno 2013).
Oppure la TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) a 16 strati, di cui ci informava – nel 2014 – il PD di Formia sarebbe stato dotato l’ospedale formiano. Lo stesso partito democratico faceva notare “che la 16 strati doveva comunque essere ritenuta una soluzione passeggera in quanto si tratta di un apparecchio di vecchia concezione”. Insomma aveva dotato l’ospedale di Formia di uno strumento diagnostico vetusto. Come se oggi comprassimo una “Fiat Uno” invece di una “Fiat Punto”.
Il partito dal governo della nostra città si lasciava andare ad una speranza e cioè che “In particolar modo si segnala la necessità di un rinnovamento delle apparecchiature e della stabilizzazione ed adeguamento del personale sanitario e non”. Come dire “accendiamo un cero alla madonna” e speriamo che tutto vada bene.
Da allora cosa è stato fatto per migliorare l’offerta sanitaria – sia di mezzi che di personale – dell’unico presidio ospedaliero rimasto del nostro comprensorio?
L’inazione è forse spiegabile con l’attesa quasi messianica del nuovo ospedale del golfo? Peccato che nei fatti il monumentale presidio ospedaliero sia rimasto sulla carta e che viene tirato in ballo solo come argomento da campagna elettorale.
Non sappiamo se esso diventerà veramente l’occasionale di un salto di qualità della sanità del nostro comprensorio, oppure l’ennesima occasione di spreco di soldi e di risorse, sappiamo che oggi resta la conferma della necessità di un radicale cambiamento dei soggetti che devono rappresentare i bisogni della collettività, con particolare riguardo a chi non ha soldi da spendere per accedere al soddisfacimento dei bisogni primari, tra cui proprio la salute.
Il rischio altrimenti è che si ripeta ciò che è avvenuto con l’acqua, quando i ras della politica locale hanno venduto Acqualatina come la trovata del secolo per risolvere i presunti problemi dell’acqua. E poi si è visto come è andata a finire con una città costretta ad elemosinare acqua.

Circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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