Le balle del partito democratico su Acqualatina

Siamo da tre mesi senza acqua ed ecco che si svegliano i circoli di Minturno, di Formia, di Ventotene e di Castelforte per chiedere le dimissioni dell’amministratore delegato di Acqualatina, il “compagno” (Pci, Pds, Ds, Pd) Raimondo Besson e per chiedere al presidente della regione Nicola Zingaretti di sostenere la strada della ripubblicizzazione del servizio. E per concludere accusano quanti (comitati, movimenti e partiti) appoggiano il boicottaggio integrale delle bollette. La frase accusatoria è la seguente:“A tale proposito occorre evitare ogni iniziativa, come il non pagamento delle fatture, che fornisca pretesti all’Ente Gestore per sottrarsi alle sue responsabilità, lasciando le famiglie indifese di fronte ad eventuali contenziosi legali”. La loro azione politica si concentrerà invece sull’adesione e il sostegno alla Class Action e ad ogni altra iniziativa di contestazione delle bollette portate avanti dagli avvocati del Sudpontino, uno dei quali è la delegata alla legalità del comune di Formia e dal cuore fortemente democratico. La domanda è: sono credibili oppure il loro intervento è strumentale ai loro interessi di bottega visto che l’anno prossimo si voterà per le regionali e per le comunali di Formia? La cosa insomma si fa interessante. Peccato però che i sindaci, i consiglieri comunali e gli esponenti del partito democratico del sud pontino abbiamo dimenticato di raccontare quali e quante sono le loro colpe nella drammatica situazione che vivono i cittadini della provincia di Latina e dell’intero ATO4. Ci preme ricordare infatti che non è solo la mancanza d’acqua, che già di per se basterebbe a sputtanarli, ma anche l’esplosione delle bollette con il comitato difesa acqua pubblica di Aprilia ha documentato che “nel periodo 2003 – 2014 le stesse sono state gonfiate per oltre il 40% del loro valore. I rincari fuorilegge sono arrivati anche a circa il doppio di quanto per legge si poteva stabilire, la cosiddetta tariffa massima applicabile. Questa truffa ha garantito sempre -dal 2003 al 2014, introiti ad Acqualatina di 219 milioni e 675mila euro. Insomma la sopravvivenza” oppure “la mancata applicazione delle penali per un valore di oltre 80milioni di euro”. E questo senza nemmeno ricevere in cambio i benefici previsti dal contratto, quali investimenti e miglioramenti del servizio. E con questo po’ po’ di guai avete mai letto di una presa di posizione democratica sull’argomento? Perché nessun consigliere comunale democratico di maggioranza e di opposizione ha mai chiesto conto delle malefatte di Acqualatina? Si tratta poi di indagare quali sono le motivazioni che hanno portato gli esponenti del partito – ora di Renzi, prima di Bersani e prima ancora di Veltroni – a sostenere – con la loro inazione – la gestione del servizio idrico targata Acqualatina, perché non basta votare no (assemblea dei sindaci dell’ATO4 e assemblea dei soci di Acqualatina) per sostenere di essere nemici di Acqualatina, tanto ci sono gli altri sindaci a fare da argine in difesa della società italo-francese. Così come provare a salvarsi la faccia continuando a sostenere che il partito democratico è favorevole alla ripubblicizzazione del servizio idrico. Peccato che anche qui commettono un gravissimo errore. Non è infatti comprando le quote del socio privato che si ottiene questo obbiettivo. Si passerebbe semplicemente da una società per azioni mista (pubblico-privato) ad una società per azioni completamente pubblica. Peccato non cambierebbero le sue finalità: fare profitto sull’acqua per poi distribuire dividendi e ricavi ai suoi soci. Come molti si sono accorti sulla loro pelle la ricerca del massimo profitto non conosce limiti, né ambientali, né sociali, né politici e né democratici. Lo dimostra l’arroganza con la quale Acqualatina ha di fatto sequestrato le nostre vite, trovando nell’assenza di piogge il colpevole e tacendo delle sue pesanti responsabilità. Invitiamo i cittadini a non cadere nella trappola del partito democratico che ha il solo bisogno di scrollarsi di dosso la pesantissima accusa di aver contribuito a creare il sistema Acqualatina. Non dobbiamo infatti dimenticare che la norma che introdusse la possibilità di privatizzare la gestione delle acque e il profitto riconosciuto alle società private fu introdotta nel 1993 con il voto favorevole del PDS (divenuto poi partito democratico). Ed anche dei Verdi. A votare contro fummo soltanto noi di Rifondazione Comunista. Il PD di Renzi, sulle privatizzazioni (acqua compresa), è coerente e in linea con il PDS, con i DS, e con il PD e il centrosinistra di Bersani. Negli anni hanno infatti continuato a sostenere la necessità delle privatizzazioni dei servizi locali, tanto da aver votato l’impossibile per sostenerle, tradendo anche lo spirito del referendum del 2011. Vogliamo dimenticarlo? L’acqua deve invece tornare ad essere un bene pubblico, di proprietà pubblica, ma senza alcun dividendo e ricavo. Lontano dalle logiche spartitorie che hanno caratterizzato questi anni bui.

Circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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