Calamità naturale o comportamento criminale?

Con le prossime piogge forse usciremo – temporaneamente – dall’emergenza idrica per entrare nel prossimo tunnel della nostra tortuosa vita sociale: l’emergenza meteo. Ormai, con buona pace dei negazionisti dei cambiamenti climatici, si scruta il cielo con preoccupazione, pensando all’intensità della prossima pioggia.
La morfologia del territorio formiano, con le montagne a ridosso del mare, rende la città particolarmente esposta ai fenomeni di esondazione dei suoi torrenti. Il rischio è amplificato dalla edificazione indiscriminata in prossimità delle sponde, che oltre ad aumentare la velocità dell’acqua impedisce la naturale espansione dell’alveo.
Appare appena il caso di ricordare nel nostro comune sono presenti diversi torrenti: dal Rio Pontone, al Rio Santa Croce, poi il Santa Maria La Noce, il Fresco, l’Acqualonga ed l’Acquatraversa. Essi richiedono interventi di pulizia che non possono più essere collocati nell’ambito di una situazione di emergenza, ma devono essere considerati come manutenzione ordinaria.
Sul punto vogliamo solo ricordare che, nel Gennaio 2016, la solita Task Force questa volta intercomunale aveva stabilito di predisporre un piano di intervento per fare fronte alle cattive condizioni di manutenzione del torrente Pontone. Poco dopo gli stessi sindaci che governano oggi Formia e Gaeta, si sono lanciati nell’annuncio della “ristrutturazione idraulica complessiva del corso d’acqua è un obiettivo strutturale di medio-lungo termine.”
Benissimo! E’ notizia di questi giorni che La Regione Lazio ha finanziato 90 milioni di euro, risorse provenienti dal programma Por-Fesr 2014-2020, per interventi e lavori di messa in sicurezza dei territori più esposti a rischio idrogeologico e di erosione costiera. Questi saranno destinati a 225 progetti, di cui 14 in provincia di Latina, destinati ad interventi su dissesti di tipo gravitativo o idraulico. Possiamo solo sperare che gli uffici tecnici comunali si siano fatti trovare pronti di fronte a questa opportunità. Sebbene, non c’è solo il Pontone a preoccupare, ma anche il Santa Croce è capace di fare danni.
Ma come dobbiamo chiamare questi eventi: calamità naturali o atti criminali di una politica miope? Come altro si può definire l’operato di quei tecnici ed amministratori che hanno avallato i progetti di cementificazione delle sponde dei torrenti, con la costruzione di muri fin dentro gli alvei dei torrenti? Di chi è la responsabilità del cittadino ignorante o di colui che sapendo avrebbe dovuto guidarlo in altra direzione? Invece di avallare il diffuso abusivismo edilizio che soffoca Formia.
Basti solo ricordare che da oltre trenta anni la legge n. 431 del 8/08/1985, nota come legge “Galasso” (poi integrata nel DLgs n.42-2004), ha stabilito la redazione dei piani paesaggistici ed imponeva la totale inedificabilità in molte zone del territorio italiano tra cui quelle poste a 150 metri dalle sponde di fiumi e torrenti. Bene. Secondo voi questa legge è stata rispettata o no? Se la risposta è no, di chi è la colpa e di chi la responsabilità dei danni che le acque fanno oggi e che chiamiamo calamità?
Non stiamo parlando di eventi tragici che accadono solo in corrispondenza di eventi meteorologici intensi, ma di un vero e proprio danno ambientale chiamato consumo di suolo, che in Europa Ogni anno fa sparire 1000 kmq di suolo fertile sotto il cemento, un’area estesa come l’intera città di Roma. Con una crescita del consumo di suolo di 8 mq al secondo. In attesa che un atrofico consiglio comunale ponga seriamente la questione del PRG, possiamo ricordare che c’è tempo fino al 12 settembre per firmare l’appello di People4Soil per una legge Europea che preservi il suolo dal crescente degrado, con lo stop alla cementificazione, all’abusivismo e alla costruzione di ecomostri; per impedire che l’ennesimo evento naturale si trasformi in sciagura.

Circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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