L’assenza di centri antiviolenza nel sud pontino è un errore imperdonabile

Nel 2012 ci venne fatto sapere che sarebbe stato aperto uno sportello – presso il centro Caritas di Formia – per denunciare la violenza contro le donne. Della sua gestione se ne sarebbe fatto carico l’associazione Veronica De Laurentis, centro antiviolenza e antimobbing familiare “Silvana Mangano. Lo scorso gennaio il comitato istituzionale del distretto Formia-Gaeta, del quale fanno parte tutti i comuni del sud pontino, si è riunito per discutere se aderire o meno al bando dell’importo di un milione di euro della regione Lazio, rivolto ai comuni, per la costituzione di otto centri antiviolenza, di cui uno nella Provincia di Latina, e di tre case rifugio. Il comitato ha osservato che il finanziamento previsto copriva il funzionamento di un anno, mentre la continuità sarebbe ricaduta sul distretto per gli anni successivi e inoltre che i comuni erano chiamati a mettere a disposizione la struttura. Per questi motivi il comitato ha deciso di valutare la partecipazione al bando solo se in presenza di una reale esigenza e per questo ha dato mandato al coordinatore di inviare una richiesta formale ai comuni per conoscere il numero di donne che si erano rivolte al servizio. La ricostruzione dei fatti ci consente anche di poter rispondere all’associazione TILT – che lo scorso agosto – si è lamentata proprio della mancata adesione del comune di Formia al bando regionale oggetto del nostro comunicato. Evidentemente i dati raccolti dagli uffici comunali nel sud pontino fanno del nostro territorio un’isola felice, dove le donne non hanno nulla da temere, tant’è che ci risulta che alla fine i comuni del sud pontino non hanno ritenuto opportuno aderire al bando regionale. Difficile però crederlo visti i dati nazionali che sottolineano il dato di oltre cento donne che, ogni anno, vengono uccise da uomini, quasi sempre quelli che sostengono di amarle. Insomma una vera e propria strage, tant’è che è stato coniato il termine di “femminicidio”. Alle morti violente si aggiungono inoltre le violenze quotidiane, che sfuggono purtroppo ai dati ufficiali. Sono infatti migliaia le donne che sono molestate, aggredite, sfregiate, perseguitate e picchiate. Quasi 7 milioni, secondo i dati Istat, quelle che nel corso della propria vita hanno subito una forma di abuso. Difficile pensare che questo non avvenga solo nel sud pontino. Da una nostra ricerca ci risulta – ad esempio – che le quattro strutture antiviolenza presenti sul territorio pontino sono tutte localizzate nel capoluogo pontino. Allora si tratta di capire non solo se la mancata adesione al bando regionale sia la sottovalutazione del fenomeno – già di per sé grave – oppure nasconda altro. Ancora più utile è conoscere quali sono gli strumenti che gli enti locali mettono a disposizione delle donne vittime di violenza. D’altronde è innegabile l’utilità dei i centri antiviolenza, che in particolare, offrono: ospitalità, orientamento legale, consulenza psicologica; assistenza sociale;assistenza per intraprendere ogni tipo di azione necessaria a ricreare condizioni di vita autonoma e serena, nel rispetto della volontà della donna, supporto ai minori vittime di violenza assistita. Suvvia – cari amministratori – fateci sentire orgogliosi dell’appartenere ad una comunità che pensa ad aiutare chi ha bisogno.

Circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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