Per il governo Gentiloni ricchi e poveri uguali sono

Apprendiamo dalla lettura degli organi di stampa che tra i bonus confermati nella legge di Bilancio 2018 c’è quello per gli asili nido, già introdotto nella Finanziaria dello scorso anno. Non sono previsti cambiamenti rispetto all’ammontare del beneficio e ai criteri e alle modalità di erogazione. Il bonus per gli asili nido andrà a sostenere i genitori – nel pagamento delle rette per la frequentazione – da parte dei figli piccoli (fino a 3 anni) – degli asili nido pubblici e privati autorizzati, e consiste in un buono di mille euro l’anno per tre anni (per un totale di massimo 3mila euro), a cui hanno diritto le famiglie con figli piccoli. L’importo a cui hanno diritto i beneficiari è legato alle ore di frequentazione dell’asilo nido da parte dei figli piccoli, infatti per ottenere l’assegno intero di mille euro, il bambino deve essere iscritto per tutto l’anno ( la durata della frequenza dovrà essere indicata nella domanda). Inoltre ne potranno beneficiare le famiglie con bambini sotto i 3 anni malati gravi che non possono frequentare gli asili nido, tramite l’introduzione di “forme di supporto presso la propria abitazione”. Due le principali criticità di questa forma di bonus: a) I bonus verranno erogati fino al raggiungimento del limite massimo complessivo previsto (144 milioni di euro per l’anno 2017, 250 milioni per il 2018, 300 milioni per il 2019 e 330 milioni a decorrere dal 2020) secondo l’ordine di presentazione telematica. Questo significa che terminati i soldi stanziati, le successive domande presentate non verranno prese in alcuna considerazione; b) L’usufruizione del bonus asilo nido non è legato al reddito e questo significherà che potranno beneficiarne anche i ricchi e quindi senza averne necessità alcuna.
Quindi, una vera e propria lotteria, dove ad arrivare prima non saranno quelle famiglie in stato di povertà assoluta che sono 1.619.000 ( fonte ISTAT), e che, come è ben noto a tutti , hanno un minore accesso alle informazioni e ai servizi.
Perché il reddito, per il governo Gentiloni – così come per quello precedente di Renzi (entrambi esponenti del partito democratico) – non è un criterio di riferimento? Per gli esponenti del partito democratico ricchi e poveri uguali sono o più probabilmente al partito democratico dei poveri non importa assolutamente nulla, perché il suo elettorato di riferimento è la media e ricca borghesia italiana.
D’altronde solo in questo modo si possono spiegare provvedimenti legislativi come il bonus per gli asili nido, che di sicuro non riducono la forbice tra i ricchi e i poveri. Eppure lasciando per un attimo il nostro disgraziato paese la situazione mondiale non è migliore. Infatti l’1% di super-ricchi possiede oltre il 50% della ricchezza complessiva (ne aveva il 42,5% nel 2008). Se si guarda al 10% più ricco, la quota di ricchezza detenuta è addirittura pari all’88%. Invece il 50% più povero della popolazione mondiale non possiede nemmeno l’1% della ricchezza totale. La ricchezza globale è cresciuta, in maniera particolare nell’ultimo anno, ma si concentra sempre di più in poche mani.
E’ l’ennesima conferma delle disuguaglianze abissali prodotte dalle politiche neoliberiste, di un mondo talmente iniquo da essere insostenibile. Non vi è alcun dubbio che in questi anni proprio il partito democratico è stato uno dei principali sostenitori di questo modello di società, nella quale i poveri non hanno alcun diritto, se non quello di doversi accontentare di raccogliere le briciole da sotto il tavolo dei ricchi e potenti.
La famosa teoria del «gocciolamento» o della «ricaduta favorevole».
Noi comunisti la pensiamo diversamente e per questo faremo sempre sentire la nostra voce a fianco di quanti credono nelle necessità di azioni concrete sul piano sociale, economico e politico per l’abbattimento di questo modello di società, altrimenti sarà meglio sparire senza lasciare traccia.

Circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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