No al decreto Sicurezza, no al razzismo di stato, no alla repressione di stato

In questo ore sta per essere approvato alla camera dei deputati – con l’utilizzo dello strumento della fiducia – il Decreto “SICUREZZA”, fortemente voluto dalla Lega di Salvini, che lo ha imposto all’alleato grillino come condizione per tenere in piedi il governo Conte.

Il Decreto “SICUREZZA” ha al suo interno un insieme di politiche razziste e repressive, che hanno lo scopo di colpire i migranti e chi protesta, in questo caso migranti o italiani senza differenza alcuna.

Per quanto riguarda i migranti vengono limitati i permessi per motivi umanitari, concessi finora in caso di emergenza umanitaria a stranieri che ne abbiano fatto richiesta. Aumenteranno così le espulsioni per quanti hanno chiesto – o chiederanno – l’asilo politico e aumenterà la discrezionalità nella loro concessione.

Inoltre è previsto l’aumento delle tipologie di reato che, dopo una condanna in primo grado, porteranno all’espulsione immediata. Così facendo si cancella il principio di non colpevolezza fino al 3° grado di giudizio, sancito dalla Carta costituzionale. Ma non basta, infatti è previsto il raddoppio del tempo di permanenza nei centri per il rimpatrio fino a 180 giorni. Insomma una sorta di carcere senza reato.

Il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) – come quello attivo a Formia – diventerà Sistema di protezione per i soli titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati. I richiedenti asilo già ospitati nelle strutture potranno rimanere in accoglienza fino alla scadenza del progetto. I sindaci hanno già lamentato che tale operazione rischia di mettere in difficoltà

Ricordiamo ai nostri concittadini che dopo ai migranti toccherà prima o poi anche agli italiani che non sono del nord. D’altronde il rapporto dei leghisti con chi non è padano è una storia fatta di insulti, allusioni, volgarità gratuite e vecchi pregiudizi. Checché ne dicano i democristiani nostrani accorsi alla corte del leghista, rinnegando una storia di opposizione alle politiche separatiste del nord.

Il decreto “Sicurezza” però non si ferma qui. Infatti non dimentica nemmeno chi lotta, prevedendo un inasprimento delle pene e delle sanzioni in caso di blocchi stradali, ferroviari e occupazione di case terreni, e fabbriche e posti di lavoro.
Il decreto, con l’art 23, reintroduce il reato di blocco stradale (compresa l’ostruzione o l’ingombro dei binari), oggi sanzionato solo con una semplice multa. Tale reato sarà punibile con pene da 1 a 6 anni di carcere, più una multa da 206 fino a 2.064 €.
Con l’art 30 è sanzionato l’occupazione di case, aziende, terreni con la pena di reclusione da 1 a 3 anni e con la multa da 103 a 1.032 €. In Italia i gilet gialli francesi rischierebbero condanne da terrorismo.

Il decreto estende anche l’uso del Taser (la pistola a impulsi elettrici che le associazioni per la difesa dei diritti umani considerano un’arma di tortura ) anche ai vigili urbani nella città superiori ai 100.000 abitanti.
L’obbiettivo è chiaro: limitare e colpire le manifestazioni, i cortei e i presidi a fronte di un conflitto sociale che inizia a riprendere a crescere, dopo un periodo di stanca.

Ed è per questo che chi ha in questi anni imposto austerità, precarietà nel lavoro e nel reddito – e la Lega lo ha fatto governando con Berlusconi dal 94 ad oggi – si vuole attrezzare per contrastare i conflitti sociali e le rivendicazioni con l’unica arma che gli rimane: la repressione.

Ma i leghisti e grillini stiano tranquilli che gli incubi dei lavoratori sono ben altri e si chiamano: sicurezza di reddito, di welfare, di lavoro e sul lavoro. Temi con criticità crescente a cui questo governo è incapace di porre rimedio ed agita il migrante come capro espiatorio.

A quanti non si riconoscono nel modello di società gialloverde ribadiamo che occorre ristabilire le regole di convivenza democratica nel paese ed è per questo che è necessario cancellare il decreto oscurantista che maschera politiche razziste e repressive con le vesti della sicurezza. Confondendo volutamente sicurezza sociale con pubblica sicurezza.

Sul diritto dei lavoratori e dei cittadini di manifestare, protestare e lottare per rivendicare i propri diritti si misura la democrazia e il livello di libertà del paese! E quindi non un passo indietro. Ci rivediamo nelle piazze, che sapranno riempirsi di lavoratori ma anche dei tanti migranti che sentiamo ormai come nostri fratelli.

Circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista

Formia

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