Lettera al sindaco Forte sulla criminalità organizzata

Sicuri di farle piacere, le inviamo copia del testo integrale della richiesta di scioglimento del comune di Fondi, pubblicata da Latina Oggi nell’edizione di Sabato 10 Ottobre 2009, nella quale è ben evidenziato come il legame tra la diffusione della criminalità organizzata seguita alla sorveglianza speciale a cui sono stati sottoposti esponenti dei clan camorristici, a cui lei ha fatto riferimento in una recente intervista, è solo probabile e che non esista un chiaro nesso di causa-effetto. Si scrive, ovviamente, di Fondi, ma si può immaginare come tale ragionamento sia valido anche in tutta la provincia di Latina, visto che gli arresti di esponenti dei clan camorristici si susseguono in tutto il territorio pontino.

Nel caso del comune di Fondi, è inoltre ben evidenziato come le vere motivazioni del successo economico della criminalità organizzata siano nella violazione “Della normativa antimafia e antiriciclaggio, avendo consentito a soggetti all’epoca sottoposti alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, di poter acquisire, in forza di tali contratti, vantaggi e benefici economici; in particolare appare violato l’art. 10 della legge antimafia n.575/1965” e “Del regolamento di contabilità comunale, che prescrive che i pagamenti seguano l’ordine cronologico di presentazione delle domande di liquidazione;

regolamento che appare violato avendo il comune di Fondi privilegiato illegittimamente le ditte facenti capo al sodalizio Tripodo-Trani”.

E’ la conferma, quindi, che la diffusione in tali contesti territoriali di fenomeni criminali, non è dovuta all’utilizzo della sorveglianza speciale da parte della autorità di pubblica sicurezza, ma spesso ai rapporti esistenti tra criminalità organizzata e pubblica amministrazione.

In assenza di qualsiasi indagine socio-economica, da parte delle istituzioni locali, sul dilagante fenomeno delle infiltrazioni della criminalità organizzata in provincia di Latina, è utile leggere il bollettino di statistica “L’economia napoletana in cifre: sistema produttivo, lavoro e formazione verso il 2011”, pubblicato dalla camera di commercio di Napoli, organismo politicamente a noi lontanissimo, nel quale vi è chiaramente scritto che “Infatti, nella finalizzazione dei suoi programmi delittuosi ed economici, la criminalità organizzata cura, sempre più, le forme di condizionamento dei rami dell’apparato pubblico, le intromissioni negli stessi circuiti finanziari, ritagliandosi, in tal modo, spazi di potere in ambito economico e nella società civile. Particolare importanza assume, in tale contesto, il tendenziale fenomeno della burocrazia illegale facilitata da fattori quali l’entità e la natura dei rapporti tra pubblico e privato nella gestione degli affari economici, aggravate dalla eventuale farraginosità delle norme, magari sedimentate nel tempo, che finiscono col moltiplicare le opportunità di corruttela.”.

D’altronde, la stessa COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, presieduta dall’onorevole Giuseppe Pisanu, nella relazione della 78ª seduta (martedì 17 maggio 2011), ha tenuto a sottolineare come “nelle quattro regioni ad alta densità mafiosa, le risultanze delle indagini

e delle attività processuali dimostrano che il condizionamento della pubblica amministrazione si esercita principalmente sugli appalti pubblici, sui finanziamenti comunitari, sullo smaltimento dei rifiuti e, con particolare insistenza, sul settore sanitario, dove si concentra gran parte della spesa pubblica in capo alle regioni. Questo spiega il nesso tra corruzione e criminalità organizzata e conferma il consolidarsi del rapporto mafia-affari-politica”.

Non siamo una delle quattro regioni storicamente associate alle organizzazioni criminali (mafia, camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita), ma crediamo che simili contributi analitici possano valere per tutto il Paese, e l’incessante diffondersi sul nostro territorio del fenomeno criminale la conferma.

Alla politica, con o senza di lei, l’obbligo di guardare in faccia la criminalità organizzata e di affrontarla a viso aperto, contro il dilagare di infiltrazioni malavitose nelle istituzioni, nell’economia e nella società.

E’ ora di dichiarare guerra a chi ha trasformato il nostro territorio nella base di gestione dei propri traffici illeciti, ma perché questo avvenga deve emergere con chiarezza una comune condanna e un impegno trasversale di tutte le forze politiche affinché, attraverso comportamenti edificanti, la lotta all’anti-cultura mafiosa diventi patrimonio comune dei cittadini e delle istituzioni.

Non c’è più spazio per chi, fino a ieri, poteva dichiarare che a Formia la criminalità organizzata non esiste, ragionamento che è stato poi smentito nei fatti, con i numerosi arresti e sequestri che le forze di polizia, su ordine della magistratura, hanno effettuato, ma che sono solo la punta dell’iceberg dell’enorme patrimonio criminale che viene investito nel nostro territorio.

Le porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Formia, Lunedì 8 Ottobre 2012

Gennaro Varriale
segretario del circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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