I lavoratori del trasporto ostaggio della malapolitica

La nostra solidarietà ai lavoratori del trasporto pubblico locale che il prossimo 2 ottobre aderiranno allo sciopero nazionale di categoria.

L’obbiettivo della mobilitazione dei lavoratori è il nuovo contratto di lavoro. La protesta coinvolge, oltre i proprietari delle aziende, anche sindaci e presidenti di Regione, ossia i “committenti” che decidono il valore economico dell’appalto, quindi decidono stipendio e condizioni dei lavoratori, determinando infine la qualità del servizio.

In questi anni, tutti hanno constatato il degrado in cui versa il trasporto pubblico. Dopo i tagli del governo, cui sono seguiti quelli degli enti locali, s’è visto un generale peggioramento delle condizioni, da un lato dei lavoratori e dall’altro dei viaggiatori. Su tutti i pendolari che pagano sempre di più per un servizio destinato a peggiorare, che nel migliore dei casi subirà solo tagli dei finanziamenti, di orari delle corse, di km di percorrenza, come già sanno quanti usano mezzi pubblici per nella propria attività.

La cattiva gestione delle società, spesso piegate dagli interessi dei politici e trasformate in uffici di collocamento per luogotenenti ed affini, è il carico da 90 calato sul servizio, a bella posta per giustificare la necessità di privatizzare la proprietà dei cittadini.

Nella nostra città la situazione è ancora più delicata, causa i continui orrori in cui è occorsa la giunta Forte, che senza logica alcuna e senza aver condiviso le proprie scelte con i lavoratori e gli utenti, ha voluto complicare la vita ai pendolari e ai lavoratori del trasporto, trasferendo il capolinea presso il molo Vespucci, con conseguenze negative che tutti ben sanno, imperterrita nonostante le lamentele.

È chiaro che il sindaco Forte è incapace di ammettere di aver sbagliato e chiedere scusa, anche perché significherebbe ammettere di aver buttato altri soldi pubblici in un restyling della stazione ferroviaria di cui non sembra che la città ne avesse bisogno. Adesso è l’ora delle pezze messe a destra e a sinistra, peccato che “le pezze sono peggio del buco”, mentre scelte più oculate avrebbero favorito maggiori risparmi, invece della ennesima richiesta di finanziamento alla regione Lazio, che per molti è la “zizza” da mungere.

Nel quadro dei trasporti, vorremmo avere anche chiarimenti in merito all’affidamento del servizio di trasporto urbano all’ATP avvenuto pe circa un anno in deroga. Preme avere maggiori notizie sul futuro degli attuali lavoratori e sulle condizioni per la prosecuzione dell’affidamento alla stessa società, mettendo in sicurezza il loro destino.

Altro settore da evidenziare è il trasporto marittimo, e la condizione dei lavoratori della Laziomar, la società di proprietà della regione Lazio, di cui i sindacati paventano la possibile privatizzazione (operazione da circa 20milioni di euro). Questa ipotesi scellerata è il frutto di un tira e molla penoso tra governo Monti e giunta Polverini (finalmente ex).

Una cessione che lascia in piedi parecchi punti interrogativi, soprattutto quello sul futuro degli attuali dipendenti, probabilmente completamente all’oscuro del loro futuro lavorativo.

Dalla Regione i consiglieri PRC-FDS hanno segnalato come:«Non solo il bando di gara di aggiudicazione delle quote non è corredato dal relativo contratto di servizi ma non esiste alcuna garanzia di mantenimento degli attuali livelli occupazionali. Ad oggi sono circa 80 i dipendenti Laziomar. Il sospetto è che venga assegnato ai privati il servizio nei soli mesi di grande transito, quelli estivi e quindi con maggior margine di profitto, lasciando alla Regione l’obbligo di garantire i servizi essenziali minimi, che sono solo costi, per la restante parte dell’anno. Noi ci batteremo contro questa ennesima privatizzazione, per difendere il servizio pubblico e i posti di lavoro».

Battaglia che faremo ovviamente nostra, perché le colpe delle pessime scelte dei politici non possono, e non devono, ricadere sui cittadini e soprattutto sui lavoratori.

Il mondo del lavoro è sempre più disprezzato dall’attuale classe politica, scaduto a merce di scambio per garantire l’occupazione per i propri accoliti.

Ma nel lavoro si realizza o la libertà dell’Uomo o la sua alienazione sociale e politica. Lavoro e vita si intrecciano nella società postfordista in modo inestricabile e questo è il nuovo terreno sia dello sfruttamento che della lotta di liberazione. Noi sosterremo ogni iniziativa volta a far cessare la terribile condizione che consente lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Gennaro Varriale
segretario del circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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