25 Aprile: Viva la Resistenza, Viva la Lotta Partigiana, Viva la Costituzione

Il 25 aprile è il giorno della liberazione. Diciamolo subito: per noi non è una festa, ma un passaggio fondamentale. Perché di questi tempi, in considerazione di cosa fanno gli “eletti del popolo” della Costituzione, dell’uguaglianza, dei nostri beni comuni, non c’è nulla da festeggiare.

Nel percorso della società verso il suo futuro, il ritorno della memoria agli uomini ed ai fatti che avvennero nel ’45 è un momento importante che deve essere vissuto nella sua interezza e profondità. Di fronte a quei giganti che hanno fatto scempio del loro corpo e sacrificio della loro vita per la dignità dell’uomo, per la giustizia sociale, i nostri attuali uomini politici fanno la figura dei nani, dei bambini egoisti preoccupati di sé stessi a dispetto dell’interesse generale.

Il nostro pensiero va ad Antonio Gramsci insieme ad Amadeo Bordiga, fondatori della sezione italiana del Partito Comunista, a Gioacchino Gesmundo, componente del CLN e dei GAP di Roma, a Pilo Albertelli, fondatore del Partito d’Azione, qui a Formia ad Ernesto Ribaud ed Erasmo Martellucci, alle altre quattrocentoundici testimoni e vittime della vigliaccheria nazi-fascista, che in questo territorio ha lasciato il segno di una città deformata da ordigni inesplosi e cumuli di macerie. Questi uomini, attraverso la loro storia, dimostrano, indifferenti al particolare, come la vita possa essere dedicata al bene comune ad un interesse superiore, alla lotta per la conquista dei diritti dell’uomo, per la conquista di condizioni di vita dignitose, contro l’interesse di chi è dalla parte del denaro, ne accumula continuamente e non si ritiene mai soddisfatto.

La loro opera, insieme a quella di molti altri, ha permesso la nascita della Costituzione, i cui principi oggi sono messi in discussione, al quale facciamo riferimento affinchè una persona possa considerarsi libera da ogni forma di schiavitù, capace di autodeterminarsi verso le proprie aspirazioni, eguale tra uguali. In questa società dello spettacolo, dove si vuole far apparire tutto parziale e discutibile, dove tutto sembra avere un prezzo, noi vogliamo lottare per l’affermazione dei principi contenuti nella carta costituzionale e per la liberazione dell’uomo dalla schiavitù della merce e del potere, che trova la sua massima sintesi nel denaro.

Diversamente da quanti sostengono, l’avvento di una società da riformare in cui tutti i cittadini sono uniti da interessi comuni, noi riteniamo attuale la lotta di classe, la resistenza con il dominio del capitale finanziario e delle multinazionali, che, per il raggiungimento del profitto, mettono a rischio la nostra stessa vita, come dimostrano gli assassinii quotidiani sui cantieri, le tragedie della Thyssen di Torino, del terremoto di L’Aquila, da ultimo della regione di Fukushima. Dove la produzione ad ogni costo, lo sfruttamento delle risorse – tra cui il lavoro – oltre ogni limite, ha colto e spazzato via la vita di persone innocenti.

Nel giorno in cui si onora la vittoria della guerra di Liberazione per mano della Resistenza Antifascista, noi porteremo il nostro a questi grandi uomini, diversamente da quanti intenderanno ricordare questo giorno sfilando al fianco di coloro che non rinnegano l’umiliante idea fascista o brigano per modificare gli equilibri della carta costituzionale con il fine malcelato di introdurre di nuovo in Italia un regime autoritario, simile a quello da cui i padri costituenti hanno voluto proteggerci. Lunedì 25 Aprile, alle ore 9.00, saremo al cimitero di Castellonorato per un omaggio ad Amadeo Borgida, invece alle ore 11.00 parteciperemo alla cerimonia organizzata dall’associazione “Comunismo 2000” che si terrà all’interno della villa comunale “Tosti Val Minuta”, presso il monumento dedicato ad Antonio Gramsci. Invitiamo la cittadinanza alla partecipazione.

Viva la Resistenza, Viva la Lotta Partigiana, Viva la Costituzione.

circolo “ENZO SIMEONE”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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Le motivazioni delle Onorificenze per la Medaglia d’oro al valor militare Gioacchino Gesmundo “Comandante, in territorio occupato dal nemico, di una zona clandestina insurrezionale ed in seguito responsabile di importante ufficio di controspionaggio, esplicava preziosa attività organizzativa e partecipava a numerose azioni di sabotaggio che incidevano sensibilmente sullo spirito e sulla efficienza delle unità nazifasciste. Orientava ogni sua attività al potenziamento degli organi preposti alla guerra partigiana, sfidando costantemente ogni insidia e pericolo. Catturato dalle SS. fasciste e tedesche durante l’esercizio del suo incarico, venne sottoposto per un mese intero ad inenarrabili torture, stoicamente sopportate a tutela del segreto militare e politico che custodiva. Condannato dal tribunale di guerra tedesco alla pena di morte, con la fermezza degli Eroi affrontava la morte alle Fosse Ardeatine tramandando ai posteri fulgida prova di fede nella dura lotta per la conquista della libertà. Roma, 8 settembre 1943-24 marzo 1944.” Pilo Albertelli «Lasciati gli studi prediletti per guidare nella battaglia della libertà, anche con l’esempio, gli allievi, prodigandosi nella difesa di Roma, contro l’invasore tedesco, fu tra i primi organizzatori e animatori della lotta di resistenza. Al comando di tutte le forze armate cittadine insurrezionali del Partito d’Azione, sprezzante di ogni pericolo, arditissimo in eroiche imprese, fu luminoso esempio di coraggio e di abnegazione. Arrestato e torturato con selvaggio accanimento, oppose ai carnefici superbo disprezzo e superba volontà di sacrificio, tentando stoicamente, per due volte, di togliersi la vita, pur di non parlare. Con le costole infrante, il corpo maciullato, conservò intatta fino all’ultimo la sua serena superiorità d’animo. Cadde, barbaramente trucidato, alle Fosse Ardeatine.» Roma, 8 settembre 1943 – 24 marzo 1944.

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