Le criticità dei servizi postali e molto altro

I problemi legati alla consegna della corrispondenza, dopo i recenti riassetti organizzativi, invece di scendere sotto un livello accettabile, sono saliti ad un grado intollerabile. Se fosse limitato alla inutile corrispondenza commerciale poco male, il fatto è che i disservizi postali stanno iniziando ad incidere pesantemente sui pagamenti dei servizi generali delle famiglie, parliamo di luce, gas e acqua.

Infatti stanno aumentando il numero delle chiamate dei call center, che avvisano un numero sempre maggiore di clienti in mora, proprio perché non ricevono più le bollette a causa dei disservizi postali. Da un indagine condotta in città, abbiamo appurato che i ritardi sono dovuti a due problemi: il primo legato alla riorganizzazione delle POSTE che a fronte di un aumento del numero di direttori con la divisione della corrispondenza tra la BancoPosta più redditizia e servizi postali più costosa, ha visto contestualmente una drastica diminuzione dei portalettere, trasferiti allo sportello.

Nel nostro comprensorio sono stati tolti dal servizio una decina di postini. Il secondo legato ad una toponomastica inadeguata, nel mezzo di un aggiornamento incompiuto fatta di doppi nomi e doppi numeri, strade che si ripetono e numerazioni che si perdono. La riorganizzazione con la divisione dei servizi e la riduzione dei giorni di lavoro nei centri di smistamento (CMP e CPO), dovuta anche alla diminuzione di personale, ha aumentato i tempi di consegna delle bollette che in questo modo arrivano se va bene qualche giorno prima della scadenza. Se va bene. Perché, non contenti di ciò, i nostri valenti manager, hanno pensato bene di trasferire i vecchi portalettere agli sportelli e di assumere nuovi portalettere, naturalmente con una riduzione del personale al recapito, una riduzione delle zone, e quindi un aumento dell’ampiezza di queste affidate però a persone inesperte.

I nuovi postini, sarebbero dovuti arrivare dall’elenco dei vincitori del ricorso al tribunale del lavoro contro le Poste, che usava contratti a tempo determinato per impiegare persone in lavori continuativi e pertanto subordinati. Al contrario, come al solito, invece di attingere dalla graduatoria scaturita dai ricorsi, i vecchi postini sono stati sostituiti da ragazzi a contratto a tempo determinato, assunti per un mese, che restando poco e cambiando continuamente zona, non riescono a recapitare la corrispondenza che dopo un lungo giro a vuoto torna nella troppo periferica e nascosta traversa via De Gasperi.

Le situazioni peggiori si stanno verificando nelle periferie dove i nomi delle strade ed i numeri sono difficilmente reperibili. In questa situazione, la nuova toponomastica adottata dal comune dà il colpo di grazia, perché ha assegnato nomi simili a strade diverse, a variato la numerazione delle strade ingenerando una confusione enorme nella scrittura degli indirizzi, tant’è che la soluzione adottata è quella di scrivere tutti e due gli indirizzi senza sapere quale sia il nuovo ed il vecchio. Come se non bastasse a rovinarci la vita, oltre al problema delle poste, si aggiunge il problema più ampio dell’organizzazione generale dei gestori dei servizi pubblici che riguarda la eliminazione degli uffici locali a vantaggio dei call-center con un notevole risparmio da parte delle aziende, cui corrisponde per contro un enorme disagio da parte degli utenti – specie gli anziani – incapaci di gestire una conversazione telefonica automatizzata.

Alla fine si rimane con una bolletta in mano e non si sa a chi rivolgersi. Una buona amministrazione, potrebbe affrontare il problema mettendo a conoscenza Poste Italiane della nuova toponomastica adottata dandogli la pianta della città con i nuovi nomi ed i nuovi numeri delle strade comunali, affinchè ponga rimedio al disservizio ed alle enormi perdite di tempo che siamo costretti a subire. In tal modo i portalettere, sarebbero agevolati nella consegna della posta senza vagare come anime in pena per le strade disastrate della nostra città. Per questo facciamo appello al sindaco affinchè invii a Poste Italiane la pianta della città con la toponomastica adottata.

circolo “Enzo Simeone”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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Scheda: La privatizzazione di Poste Italiane Il problema della riorganizzazione delle poste è un’altra storia che racconta del tentativo maldestro di aumentare i profitti sulle spalle dei cittadini. Poste Italiane sono diventate una società per azioni, il cui capitale è detenuto dal ministero dell’Economia, il cui compito primario non è più quello di fornire un servizio soddisfacente ai cittadini, ma quello di produrre profitti, in vista di una futura privatizzazione. Nel 2009 la società ha chiuso con un utile di 900 milioni di euro. Quindi si è per questo proceduto da un lato a diversificare la tipologia di servizi offerti, tanto da diventare negli anni una vera e propria Banca, con tutto ciò che ne consegue, e dall’altro sottoponendo il tradizionale servizio di consegna postale a riorganizzazioni e risparmi che hanno di fatto danneggiato il servizio.

Proprio in considerazione dei quali le Poste Italiane Spa sono intervenute sul/sulla:

COSTO. Basti citare l’abolizione del servizio di posta ordinaria (maggio 2006), con l’obbligo di utilizzare solamente la posta prioritaria, un aumento per i cittadini di punto in bianco da 45 a 60 centesimi, oppure il recente aumento delle spedizioni per l’estero, che graverà immaginiamo in particolare sui migranti;

CONSEGNA. E’ utile ricordare che il nuovo contratto di programma siglato dall’amministratore delegato di Poste Italiane Massimo Sarmi e dal ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani – prevede ad esempio la possibilità di recapitare la posta e i giornali “a giorni alterni in presenza di particolari situazioni di natura geografica e infrastrutturale”, per aree “con una popolazione inferiore a 200 abitanti per chilometro quadrato”, fino ad “un massimo di un ottavo degli italiani”, oppure che sulla rete degli uffici postali l’offerta di servizi potrà essere ridefinita secondo parametri più economici per l’azienda, senza alcuna attenzione per i bisogni dei cittadini;

PERSONALE. Negli ultimi due decenni si sono persi oltre 100mila posti di lavoro. Per quest’anno, l’azienda sta già procedendo al taglio di altri 10mila posti di lavoro proprio nel recapito, nei centri di lavorazione, nei trasporti. Tutte ristrutturazioni che hanno peggiorato le condizioni di lavoro dei dipendenti postali. Le Poste Italiane per sopperire alle carenze di organico dovute ai tagli hanno poi deciso di ricorrere ai contratti atipici, con i quali si è diffuso il precariato, che di fatto con il ricatto della mancata proroga o con la promessa di un ulteriore contratto, sempre termine, ha trasformato i lavoratori da portatori di diritti in moderni “schiavi”. Dall’altra parte cosa aspettarsi da chi, l’amministratore delegato Sarmi, ha dichiarato che le Poste Italiane sono «il servizio postale più redditizio d’Europa» e sono «pronte per la privatizzazione»

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