Le piazze di Formia chiuse dall’ordinanza sindacale n°61

E’ veramente imbarazzante dover commentare l’ordinanza n°61 emessa dal sindaco Forte, per i molti luoghi comuni in essa contenuti.

Vorremmo intanto tranquillizzarlo sulle “zero probabilità” che possa veramente ottenere i risultati sperati, cioè combattere il vandalismo che sembra si abbatta a giorni alterni sulla nostra città e che colpisce le attrezzature collocate all’interno delle aree verdi, con i colpevoli che sembrano essere stati identificati in alcuni giovani che stazionano lì nei pressi, nelle ore notturne, una colpevolezza che sembra essere figlia più da segnalazioni fatte da generici cittadini che da prove reali.

Ci domandiamo se gli stessi cittadini siano stati così solerti nel denunciare lo stato di abbandono in cui versano le piazze, visto che non ci sembra che negli ultimi anni ci siano stati soldi “pubblici” spesi per migliorarne la dotazione in attrezzature o la semplice sostituzione delle panchine, ormai usurate dall’utilizzo, di chi semplicemente si siede, senza per questo poter essere accusato di vandalismo.

A questo proposito ci viene in mente il parco “de Curtis” che non ci sembra sia stato mai al centro dell’attenzione dell’attuale amministrazione comunale, tant’è che numerose sono state le segnalazioni per il degrado in cui versava (o versa), gravissimo se si pensa che è l’unica zona di verde pubblico nel quartiere di S.Janni.

La verità, che si nasconde dietro un’ordinanza del genere, è il voler continuare a ridurre i luoghi di socializzazione “pubblici” a vantaggio di quelli “privati”, accessibili solo a chi a denaro da spendere, mentre ai poveri si riservano sottoscala e poco altro.

Questo è poi il motivo che ha visto l’introduzione di un canone per utilizzare l’officina culturale, ufficialmente detta “Sala Falcone e Borsellino”, con l’espulsione in strada di tantissimi ragazzi e ragazze, che avevano trovato – in essa – un luogo di aggregazione, potendola utilizzare come sala prove e/o per iniziative culturali di vario genere.

Fortunatamente non è detta l’ultima parola visto che è ancora pendente un ricorso presso la presidenza della Repubblica, inviato da un gruppo di cittadini, con il quale si chiede l’annullamento dell’ordinanza con cui è stato imposto il canone.

L’aspetto che più ci colpisce nell’ordinanza è l’uguaglianza tra repressione e legalità, una parola di cui spesso si abusa, ma poco praticata anche dalle istituzioni.

Ultimo esempio in ordine di tempo della logica repressiva di cui è imbevuta l’attuale amministrazione, è la questione della videosorveglianza ed in particolare delle telecamere installate a piazza Municipio, occasione questa che – se ci fossereo dubbi – dimostra ancora una volta l’imperizia di chi esegue tali scelte.

Per molti mesi infatti il Comune di Formia ha violato la normativa sulla privacy, nella parte che prevedeva a suo carico, l’obbligo di informare gli interessati che stanno per accedere, o che si trovano, in una zona videosorvegliata , mediante l’utilizzo di un cartello informativo, collocato nei luoghi ripresi, cosa che è anche prevista dalla delibera n.04 del 22 gennaio 2007,approvata in consiglio comunale, ma per molto tempo disattesa, visto che tali cartelli (ben due) sono apparsi solo qualche settimana fa .

In questo caso è partito un nostro esposto, indirizzato al GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI, con cui abbiamo chiesto da un lato di sanzionare l’omissione e dall’altro di verificare la corretta gestione del materiale (immagini/video) registrato.

Concludiamo ricordando che se le istituzioni vogliono fare qualcosa di veramente utile per combattere il disagio sociale, che inizino a dare, ai giovani, la vita che meritano, perché altrimenti sarà sempre più difficile uscire da questo vicolo cieco in cui ci siamo infilati.

Roberta Trombetti
segretario
circolo “Enzo Simeone”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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