Housing sociale: a che gioco giochiamo?

In merito alla proposta di nuovo Piano di Zona 167 di Penitro nel campo della edilizia residenziale sociale, come non essere d’accordo con un iniziativa in un campo in cui Paolo Ferrero, attuale segretario di Rifondazione Comunista ed allora ministro delle Politiche sociali, con la legge n°9 del 9.2.2007 ed il tanto vituperato governo Prodi, hanno dato il loro contributo.

Allo stesso tempo sembra venga accolta l’istanza da noi promossa, quando, opponendoci al progetto di nuovo porto turistico, chiedemmo più case popolari, visto che esiste – nella nostra città – un reale problema della casa, che investe soprattutto chi è colpito dall’emarginazione in ogni sua forma ( precari, disoccupati, mono-redditi, …)

Un problema tanto grave che Rifondazione nel Lazio ha raccolto le firme, insieme alle associazioni, ai sindacati degli inquilini ed ai comitati di lotta per la casa, per una legge legge regionale di iniziativa popolare per il ‘diritto alla casa e all’abitare’, con cui proponiamo – tra l’altro – la realizzazione in sei anni di centomila alloggi pubblici, con uno stanziamento di circa 8 miliardi di euro, da recuperare sottraendoli ad opere inutili come l’autostrada Roma-Latina.

Alcuni dati che dovrebbero far riflettere chi sta disegnando in questi mesi il futuro urbanistico della nostra città:

1. sono 5114 (dato istat 2001) le abitazioni non occupate, pari al 30% del totale, quindi con un consistente spreco edilizio al quale le varie amministrazioni che si sono succedute in questi anni hanno contribuito in buona parte favorendo l’abusivismo edilizio ed il “sacco di Formia” degli anni 80;
2. una scarsità di spazi verdi che ammontano a poco più di 1mq/abitante contro i 9 mq/ab richiesti dalla legge;
3. una cronica carenza di infrastrutture e servizi che assume livelli insopportabili specie nelle periferie.

Ed invece purtroppo non possiamo non rilevare che l’amministrazione comunale di Formia inizia dalla parte sbagliata, per le seguenti ragioni:

1) avrebbe potuto promuovere programmi di riqualificazione o di recupero urbano all’interno dell’edificato, con particolare attenzione alle zone B di completamento, al fine di consolidare e migliorare il tessuto edilizio esistente; invece di sottrarre un ulteriore quota parte di zona agricola in un territorio fortemente frammentato e compromesso, aumentando il consumo di territorio;

2) prima di individuare le classi sociali alle quali destinare i nuovi vani che andrà a realizzare, nonché i prezzi agevolati e le superfici a cui cedere o locare gli alloggi, ha già individuato gli operatori immobiliari con i quali intraprendere l’iniziativa.

Tutto ciò ci lascia molto perplessi. Non vorremmo che l’ “housing sociale”, diventi la foglia di fico dietro la quale gli attuali amministratori nascondono le “cambiali elettorali” da scontare ai detentori dei pacchetti di voti, su cui costruiscono il loro consenso.

Non vorremmo che l’edilizia convenzionata diventi un modo poco elegante per assicurare un’abitazione a quanti possono sostenere un mutuo grazie ad un impiego pubblico assicurato dal loro vassallaggio.

Non vorremmo che la furia edificatrice alteri l’equilibrio necessario che deve esserci tra abitazioni e urbanizzazione primaria e secondaria consegnandoci un altro pezzo di periferia degradata che potrebbe non solo divenire facile preda della criminalità organizzata e di dinamiche malavitose, ma anche incubatrice di un forte disagio sociale.

Per questo chiediamo:

1. che i nuovi alloggi realizzati siano locati a conduttori con reddito annuo lordo complessivo familiare inferiore a 27.000 euro, che siano o abbiano nel proprio nucleo familiare persone ultrasessantacinquenni, malati terminali o portatori di handicap con invalidita’ superiore al 66 per cento, purché non siano in possesso di altra abitazione adeguata al nucleo familiare nella regione.
2. che i nuovi alloggi rispettino i parametri dettati dalla normativa sul risparmio energetico in edilizia e siano alimentati da fonti di energia rinnovabile.
3. che sui cantieri sia rispettata la normativa in materia di sicurezza sul lavoro e sia contrastato il lavoro nero.

Sappiamo che tutto ciò va contro gli interessi dei costruttori, i quali tenderanno a fare profitto risparmiando su quanto è destinato alla collettività ed al bene comune, per questo vigileremo e chiediamo a tutti di vigilare affinché un programma dedicato ai più deboli non diventi gioco e profitto per i più forti, con l’ennesimo sacrificio di territorio che oggi – vorremmo ricordare a quanti consapevolmente o meno trascurano il problema – ci impedisce di reperire lo spazio da destinare alla “Pedemontana”, a suo tempo divorato dall’abusivismo edilizio che ha costruito, sottraendole alla comunità, sulle aree destinate dal Piano Regolatore a quello scopo.

Roberta Trombetti
segretario
circolo “Enzo Simeone”
partito della Rifondazione Comunista
Formia

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