E dell’ex7UP che ne facciamo?

A fine 2016 con delibera n.78/2016 il Consiglio comunale ha approvato – all’indomani terremoto del centro Italia – il Piano Operativo di Protezione Civile, il quale prevedeva l’adozione di un software per la sua gestione e sarebbe stato, almeno in parte, consultabile on line sul portale istituzionale del Comune.

Uno strumento elaborato secondo le direttive della Regione Lazio necessario per intervenire durante le emergenze. Uno strumento serissimo se – come al solito – non fosse stato messo nelle mani di politici molto inclini alla sparata e poco avvezzi alla concretezza, merce rara da queste parti.

Già perché il piano secondo l’editto sindacale sarebbe dovuto essere gestito a livello digitale e consultabile sul portale istituzionale. A chiacchiere. In pratica è ben nascosto ai cittadini sepolto negli archivi del comune.

Un piano che presenta qualche lacuna se si pensa che il piano sismico – la parte relativa al sisma – non comprende nella ricognizione territoriale edifici quali: 1) la Stazione ferroviaria; 2) i Centri grande distribuzione (Panorama – Eurospin – Ex standa); 3) le strutture socio-assistenziali. Tutti luoghi soggetti ad elevata concentrazione di persone quindi fortemente esposti; che potrebbero avere più di qualche problema in caso di scosse. Ma v’è di più. Nel piano c’è un prodigio di cialtroneria ed un campione di degrado urbano.

La cialtroneria è nel aver scelto tra le “Aree di attesa” – tra piazze, spazi pubblici o privati ritenuti idonei e non soggetti a rischio – il 7UP! un area occupata da un immobile che già nel 2000 era descritto come “fatiscente e in parte parzialmente distrutto da incendio, costituito da tre corpi di fabbrica, in pessimo stato di manutenzione e conservazione (vedi descrizione atto di vendita del 2000); priva di allacci elettrico, idrico, servizi igienici, che diversamente dovrebbe essere un luogo di prima accoglienza dove garantire assistenza alla popolazione investita dall’evento calamitoso. L’esempio di degrado urbano sta nel fatto che nella periferia Est di Formia – quartiere Santa Croce – non esiste una piazza degna di tale nome in grado di dare qualità a quell’ambiente. Ma se i marciapiedi di Via Fossa degli Ulivi sono una chimera! Cosa possiamo pretendere?!

Il 7UP! Dal 3/08/1985 è un fulgido esempio di cosa sono capaci gli amministratori a Formia! Sia per il modo in cui è stato costruito, sia per il modo in cui è passato al patrimonio pubblico.

La storia racconta di un piccolo ristorante di 266 metri quadrati, autorizzato con L.E. del 7/02/1970, trasformato dalla Camorra – con il beneplacito dell’allora DC – in una discoteca di 1300 metri quadrati, costruita grazie ad finanziamento miliardario, elargito senza garanzie della Banca Popolare del Golfo di Gaeta, che poi fallirà a causa di uno dei più clamorosi crack degli anni ‘80. Tutto questo grazie ai “buoni uffici” di un signore – ritratto con esponenti della Banda della Magliana, del clan Bardellino e del clan Moccia – che tra il 1979 e il 1981, attraverso la società “Maurice” (poi “Meriva”), ha gestito la discoteca e che negli anni ruggenti esponenti della DC e della borghesia formiana- tra una danza e l’altra – acclamavano al ruolo di Sindaco!

Dopo l’esplosione del 1985, gli arresti del patron del 7up! per il crack della Banca Popolare del Golfo di Gaeta, per il traffico di stupefacenti e per le operazioni contro il clan Moccia, ci saremmo aspettati una decisa virata.

Invece, nel 2000 i beneficiari di quel carrozzone sputasoldi e droga, sulla pelle dei giovani e degli abitanti, sono riusciti ad assestare l’ultimo colpo alle sguarnite casse comunali. Grazie ad un operazione di compravendita, salutata da tutti – eccetto che dall’allora consigliere liberale Domenico Paone – come un operazione di legalità, che poi si è rivelato un vero e proprio bidone per il Comune.Tanta è stata la trasparenza, che per sapere il prezzo – l’esorbitante cifra di 700 milioni di lire (poi divenuti addirittura 1 miliardo di lire) ci sono voluti oltre quindici anni. Quando, proprio nel nome della legalità e dell’interesse pubblico sarebbe bastata un’ordinanza di demolizione per tutti i crimini commessi al suo interno.

Oggi a questa amministrazione – che sicuramente sa cosa significano per Formia quegli anni! – chiediamo la demolizione del complesso fatiscente o quanto meno che siano rispettate le prescrizioni del piano di emergenza comunale, che prevede un’area attrezzata con segnalazioni impianti elettrici ed idrici. Lasciando perdere i tanti progetti annunciati sull’area ma mai realizzati. Se poi, volessimo esagerare, chiediamo che in quel posto sia realizzata una piazza che restituisca dignità ad un quartiere dimenticato di Formia! A ricordo di cosa voglia dire chiudere gli occhi su cosa accade sul proprio territorio.

Circolo “ENZO SIMEONE”

partito della Rifondazione Comunista

Formia

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